Lo scorso 18 gennaio 2020 a Besana Brianza l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita ha invitato Giacomo Rocchi, magistrato e consigliere presso la Corte Suprema di Cassazione a tenere una conferenza in tema di eutanasia, dal titolo: Obbligo di uccidere: l’inganno dell’autodeterminazione sulla fine della Vita.

Il relatore ha iniziato il suo intervento illustrando due casi emblematici nel dimostrare l’inganno sotteso all’autodeterminazione in materia di eutanasia.

Il primo riguarda Claudio de Manzano ucciso il 18 febbraio 2018 a Trieste.

Su questa vicenda disponiamo di informazioni certe, perché derivano da una denuncia della figlia e da diverse interviste pubbliche rilasciate dalla stessa.

Claudio de Manzano viene ricoverato all’ospedale di Gattinara per ischemia cerebrale, non è in stato vegetativo, ma è semiparalizzato, incapace di esprimersi e riconoscere i familiari. Condizioni abbastanza comuni nei pazienti anziani nella fase iniziale di un’ischemia.

La figlia, Giovanna de Manzano, avvocato, si fa nominare amministratrice di sostegno del padre.

La legge 219/2017 (sulle DAT) prevede che in caso di rappresentanza esclusiva da parte dell’amministratore di sostegno, quest’ultimo può rifiutare in nome e per conto del soggetto amministrato, qualunque terapia, anche salvavita.

Giovanna de Manzano si rivolge quindi all’ospedale di Gattinara, imponendo di sospendere al padre nutrizione e idratazione.

L’ospedale si rifiuta, sostenendo che idratazione e nutrizione sono terapie adeguate e necessarie nel caso in oggetto.

La de Manzano si rivolge quindi al giudice tutelare di Trieste, come prevede la legge, al fine di imporre all’ospedale l’esecuzione della sua richiesta.

Non ottiene che l’ospedale di Gattinara proceda alla soppressione del padre, ma le viene concesso di poterlo trasferire in altra struttura sanitaria.

Così avviene e Claudio de Manzano, che pure non aveva redatto alcuna DAT, viene ucciso.

Si può quindi concludere che è indifferente il fatto di aver firmato o meno una DAT, perché comunque il risultato è il medesimo: si viene ugualmente soppressi.

La decisione sulla vita del padre è stata completamente demandata alla figlia e non è stata necessaria neppure quell’istruttoria grottesca, volta ad accertare la volontà dell’interessato, come nel caso di Eluana Englaro, ormai più di 10 anni fa.

Se Giovanna de Manzano non avesse denunciato l’ospedale di Gattinara e non avesse rilasciato alcuna intervista, non avremmo saputo nulla di questa vicenda.

E’ quello che di fatto avviene nella maggioranza dei casi di eutanasia, già praticati nel nostro paese e di cui quindi siamo totalmente all’oscuro.

E’ significativo notare che in questa vicenda l’unico procedimento penale aperto per la morte procurata di Claudio de Manzano è a carico dei medici di Gattinara, che si sono rifiutati di sospendere nutrizione e idratazione, ritenendole cure appropriate e necessarie.

Mentre nessuna procedura è stata aperta a carico dei medici dell’altro ospedale, che lo hanno lasciato morire.

Molti sono convinti che la legge 219/2017 riguardi casi speciali ed estremamente drammatici, quali malati gravi e inguaribili che soffrono dolori insopportabili.

E’ una mera illusione.

L’esperienza di tutto il mondo dimostra che il riconoscimento del diritto al suicidio medicalmente assistito porta sempre all’uccisione di persone che non hanno chiesto di morire, senza o contro la loro volontà.

Quindi la legge non si rivolge solo ai malati terminali o a quelli oppressi da dolori insopportabili, ma riguarda direttamente e potenzialmente ognuno di noi.

E’ stata resa lecita l’uccisione di alcune categorie di persone che sono i classici obiettivi dei fautori dell’eutanasia: neonati, disabili psichici, depressi, anziani, soprattutto se poveri o in stato di demenza, malati gravi non in stato terminale.

Se sei anziano e se sei affetto da una malattia inguaribile, che rende, secondo l’altrui giudizio la tua vita non dignitosa, non hai scampo: che tu abbia sottoscritto o no la DAT, tuo figlio o il coniuge possono decidere che è giunto il momento che tu ti faccia da parte.

Per fugare ogni dubbio che il caso de Manzano costituisca un’eccezione, Giacomo Rocchi mostra un decreto del giudice tutelare di Roma del 23 settembre 2019. Per motivi di privacy il decreto non riporta i nomi delle persone coinvolte, ma soltanto i fatti: riguarda una persona in stato vegetativo, per cui l’amministratore di sostegno ha chiesto al giudice l’autorizzazione a sospendere idratazione e nutrizione.

Il giudice ha risposto che non deve provvedere in quanto l’amministratore di sostegno è pienamente abilitato a rifiutare per il suo amministrato le cure proposte.

Questo significa che a decidere della vita di una persona è sufficiente la volontà del solo amministratore di sostegno, generalmente una persona vicina all’interessato e perciò verosimilmente tutt’altro che aliena da interessi personali (ad esempio ereditari), senza necessità di disporre di alcun provvedimento giudiziario.

L’inganno dell’autodeterminazione ci illude di poter disporre della propria vita, mentre nel momento supremo sono altri a decidere per noi e secondo criteri che non sono i nostri.

Ad aggravare lo scenario dell’eutanasia in Italia, si è aggiunta la sentenza della Corte Costituzionale in favore di Marco Cappato nel processo per la morte di Fabiano Antoniani, meglio noto come dj Fabo, che ha depenalizzato l’articolo 580 sull’aiuto al suicidio, perché la possibilità di uccidere le persone è già contemplata nella legge 219/2017.

Infatti la legge sulle DAT sancisce esplicitamente che il paziente per qualsiasi motivo può rifiutare qualunque terapia anche salvavita e ogni forma di sostegno vitale.

I medici sono quindi obbligati a far morire il paziente, senza poter valutare la fondatezza di tali motivazioni.

E se adempiono la richiesta di provocare la morte, la legge stabilisce che siano esenti da ogni responsabilità civile e penale.

E’ la fine della professione medica per come l’abbiamo sempre conosciuta: ogni operatore sanitario diventa mero esecutore di volontà altrui.

Se il paziente ritiene che la miglior terapia per lui sia la morte, l’ospedale deve garantirgliela alla stregua di un qualsiasi trattamento sanitario.

In conclusione è utile esaminare brevemente alcune espressioni contenute nell’articolo 1 della legge 219/2017:

La presente legge […] tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona […]

Il testo iniziale della legge parlava di tutela della vita e non prevedeva le parole dignità e autodeterminazione.

Nella prima stesura quindi la dignità era intrinseca alla vita; averla scorporata comporta il fatto che possano esistere vite con dignità e altre senza.

Il concetto di dignità è legato alla qualità di vita del soggetto. E’ quindi esperienziale e soggettivo, non filosofico.

Inoltre la dignità viene negata ai soggetti privi di autodeterminazione: per questi la concezione della dignità della vita coinciderà con la concezione che altri (gli amministratori di sostegno) hanno di loro.

La legge 219 unitamente alla sentenza della Corte Costituzionale ci hanno condotto a questo e dobbiamo aspettarci ulteriori peggioramenti in senso estensivo dei casi di eutanasia diretta, verso l’applicazione dell’eutanasia attiva.

E’ importante prendere coscienza e reagire a questo quadro fosco.

Se non vogliamo farlo per altri, facciamolo almeno per noi.

Ricordiamo in conclusione le parole che Benedetto XVI pronunciò durante l’Angelus del 1 febbraio 2019: “L’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo, la vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”.

 

Wanda Massa, 21 gennaio 2020

 

 

Sul canale YouTube di Giorgio Celsi sono disponibili i video della conferenza.

https://www.youtube.com/watch?v=dwV8LRCbwV8

https://www.youtube.com/watch?v=DZ5Q5LxePAM

https://www.youtube.com/watch?v=Hyl9vqVoTAo

 Fonte: http://www.sessantottodellachiesa.it/articoli.html