Tratto da FSSPX

di Don Davide Pagliarani, Superiore generale

Lettera del Superiore generale agli amici e benefattori n. 91

SE DIO PERMETTE COME MAI PRIMA UNA TALE UNIVERSALITÀ
DEL MALE, UN NUOVO IMPERO PAGANO, È CERTAMENTE ALLO
SCOPO DI SUSCITARE L’EROISMO CRISTIANO NEL MONDO INTERO. 

Cari fedeli, amici e benefattori,

È capitato spesso nella storia che il mondo abbia improvvisamente avuto l’impressione di risvegliarsi “altro” da quanto era prima. Nell’antichità cristiana, per esempio, a un certo punto il mondo fu “sorpreso di risvegliarsi ariano”, per usare la celebre espressione di san Gerolamo. Ugualmente, nel XVI secolo, un terzo dell’Europa si risvegliò protestante. In realtà, questi fenomeni non si sono prodotti nello spazio di una notte, ma sono stati preparati da eventi progressivi. Tuttavia, hanno veramente lasciato l’impressione di una sorpresa per il fatto che i contemporanei non si erano resi conto della gravità dei diversi eventi che avevano preparato tali catastrofi. Non si rendevano conto delle conseguenze che tali eventi implicavano. In questo senso, dei popoli interi si sono risvegliati ariani o protestanti, e nel momento in cui si sono risvegliati, era già troppo tardi.

Noi viviamo purtroppo una situazione analoga. Constatiamo intorno a noi dei fatti, dei propositi, delle iniziative che ci scandalizzano, ma rischiamo di non coglierne tutta la portata. Spesso, questi elementi sono percepiti come dei fatti di cronaca che riguardano gli altri, ma che non ci toccheranno mai. Se ne prende atto, si prova rigetto, ma in fondo li ignoriamo nella vita di tutti i giorni. In questo modo accade che i nostri occhi non sono sempre completamente aperti per cogliere l’influenza ed il pericolo di queste realtà su noi stessi, e soprattutto sui nostri figli. Occorre dirlo chiaramente: il mondo si sta trasformando in una Sodoma e Gomorra universale. Non potremo sfuggirvi trasferendoci altrove, perché tale trasformazione è universale. Bisogna mantenere la calma, ma prepararsi fin d’ora, con tutti i mezzi a nostra disposizione, per non essere sorpresi al risveglio.

Una Sodoma e Gomorra universale

È sempre penoso fare i profeti di sventura, ma a volte è impossibile sottrarsi. Una cultura diabolica si installa sempre più ogni giorno nel mondo. Dopo aver rifiutato Dio attraverso l’apostasia e l’ateismo, l’umanità contemporanea cerca inevitabilmente di sostituirsi a Lui. Ed i risultati sono satanici. L’uomo pretende essere lui stesso la regola del bene e del male. Pretende di scegliere se vivere o morire, di essere un tale o una tale, di concedere la vita o di sopprimerla… Insomma, di decidere tutto ciò che spettava a Dio, e questo su scala universale.

Ma il peggio in tutto ciò è la volontà manifesta di iniziare gli innocenti a questi principi abominevoli. Un’attenzione particolarissima è rivolta ai bambini e agli adolescenti, allo scopo di introdurli fin dalla più tenera età in questa nuova visione della realtà, di corromperli, e di insegnare loro ciò che solo gli adulti dovrebbero conoscere, e anche ciò che nemmeno gli adulti dovrebbero conoscere in una società ancora umana e sana. Moralmente parlando, si constata un’autentica volontà di distruggere l’innocenza lì dove la si dovrebbe trovare per natura. Siamo a questo punto. Il problema non è solamente il peccato che invade il mondo e contamina tutto al suo passaggio, ma il fatto che tutto questo sia approvato ed imposto. È il segno che Dio, abbandonato dall’uomo, ha a sua volta abbandonato l’uomo alla sua sorte.

Le conseguenze del rifiuto di Dio

Nella nuova Sodoma, la fede e l’amore hanno definitivamente lasciato il posto alla menzogna ed all’egoismo.

San Paolo descriveva già nel dettaglio il risultato ultimo dell’apostasia, in termini non equivoci: «Pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. […] Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore […] Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami […] E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa» (Rom. 1, 21 ss).

La debolezza degli uomini di Chiesa

Davanti a un tale stato di fatto, la Chiesa uscita dal Concilio si trova in un vicolo cieco. Era inevitabile dal momento in cui il dialogo ha sostituito la predicazione della verità. La volontà di conformarsi al mondo, di accettarlo tale qual è, senza più condannarlo nei suoi traviamenti, senza più affrontarlo, questa volontà sta portando i suoi estremi frutti. Ci sono già settori considerevoli della Chiesa che sostengono apertamente l’accettazione delle abominazioni evocate qui sopra. Altri settori della Chiesa sembrano non sapere più in virtù di quali principi ci si dovrebbe opporre. Insomma, tutto è pronto per una nuova Sodoma e Gomorra.

La necessità di rimedi appropriati

La condizione primordiale di ogni possibile soluzione è innanzitutto di aprire gli occhi e di comprendere che questo nuovo paradigma ci tocca tutti quanti siamo. Trovandosi nella cultura dominante, è in conseguenza ovunque: nel linguaggio, nella moda, nell’arte, negli spettacoli, per strada. È nei messaggi che riceviamo continuamente, perché è il prisma proprio alla nostra epoca attraverso cui tutto è filtrato e presentato. Dobbiamo esserne più coscienti: l’aria che respiriamo è infetta; internet, con il quale siamo sempre più obbligati a vivere e che consumiamo, è avvelenato e trasmette la peste, anche nei luoghi più reconditi. Tutto questo ci tocca, necessariamente. E ancora una volta i più indifesi davanti a questo veleno micidiale, sono i bambini ed i giovani, a cominciare da quelli delle nostre famiglie.

L’eroismo cristiano: le sue due caratteristiche essenziali

Ma allora che fare, una volta che abbiamo aperto gli occhi? Se Dio permette come mai prima una tale universalità del male, un nuovo impero pagano, è certamente allo scopo di suscitare l’eroismo cristiano nel mondo intero. Non si può vivere al di fuori di questo impero, ma ci si può vivere senza essere per questo schiacciati da esso. Possiamo sopravvivere nella misura in cui noi stessi ci “discriminiamo”, cioè in quanto ci teniamo in disparte.

Questo eroismo, che i cristiani hanno già mostrato negli imperi pagani, ha due tratti caratteristici. Innanzitutto, esso comincia, si alimenta e si sviluppa nell’oscurità. Ha bisogno di tempo per crescere. Ha bisogno della preghiera per crescere nell’amore di Dio e nell’odio più radicale del peccato. Non ci si arriva in un giorno. I grandi atti esteriori, espressioni di questo eroismo, sono sempre stati, nel corso del tempo, il risultato di una costanza nascosta e di una perseveranza a tutta prova. L’eroismo della Croce presuppone l’oscurità del presepio e della casa di Nazareth. La perseveranza finale sarà data solo a coloro che, nella vita di tutti i giorni, nelle loro azioni più comuni, saranno stati capaci di proteggersi dal male e di astenersi dal peccato con un eroismo che Dio solo – che scruta le reni ed i cuori – avrà conosciuto e ricompensato. Le dichiarazioni e le azioni esteriori, senza un cuore puro, senza una vera conversione interiore, rischierebbero di lasciarci nell’illusione, o perfino nell’ipocrisia. Fu questo cuore puro, fisso in Dio, che era in Abramo, che gli permise di tenersi in disparte da tutto ciò che Sodoma rappresentava. Lot, benché fosse egli stesso un uomo giusto (2Pt. 2, 7-8), scelse tuttavia di stabilirsi in Sodoma e di restarvi: quell’ambiente, tutto sommato, gli piaceva, e le sue figlie non ne scamparono purtroppo la cattiva influenza.

Il secondo tratto di questo eroismo, che pure deve manifestarsi nella nostra vita di cristiani, è il dono radicale di sé. È il segno inequivocabile dell’amore. La professione di fede è efficace solo se accompagnata da un’autentica generosità nel dono di sé a Dio, che ci permette di amare tutto ciò che Egli ama nel modo in cui Lui lo ama, ed odiare tutto ciò che Egli odia, come Lui lo odia. Senza questo odio, non si può resistere a una seduzione che diventerà sempre più sottile, profonda e universale, seduzione alla quale la famiglia di Lot non sfuggì completamente.

Credidimus caritati: tre armi privilegiate

Apriamo gli occhi ora, apriamo gli occhi dei nostri figli, prima di svegliarci inghiottiti nella nuova Sodoma. Diamo ai nostri figli innanzitutto la lezione del nostro esempio, del nostro amore e del nostro odio. Non aspettiamo per premunirli. Allontaniamo dalle nostre case tutto ciò che potrebbe contribuire a propagare lo spirito del mondo, senza compromessi, con una dolce e sana intransigenza. Non siamo ingenui, né deboli: nessuna famiglia, nessuna persona può credersi al riparo. La corruzione è già molto più avanzata di quanto crediamo, e il suo progresso è inarrestabile.

Nello stesso tempo, non dimentichiamo che una tale battaglia è essenzialmente soprannaturale. Non si affrontano inganni diabolici con dei mezzi puramente naturali. Questi mezzi soprannaturali si riducono principalmente a tre, e noi dobbiamo continuamente riscoprirli.

Il primo è la santa Messa: tramite di essa Nostro Signore continua a vincere il demonio e il peccato. Non apprezzeremo mai questo mezzo in tutto il suo valore e non faremo mai troppo affidamento su di esso. Il Preziosissimo Sangue offerto sui nostri altari manterrà fino alla fine dei tempi il potere di far germinare la purezza e la verginità, anche nel mezzo della nuova Sodoma. La Messa è il capolavoro dell’amore di Nostro Signore verso le nostre anime, e alimenta in esse lo stesso amore che le fortifica fino al dono di sé.

Il secondo mezzo è il santo Rosario. Questo mezzo così ordinario ha particolarmente bisogno di essere riscoperto nelle nostre famiglie. Dobbiamo scorgere in esso il mezzo privilegiato per seguire Nostro Signore e Maria Santissima nei grandi misteri della loro vita. Guidati dalla Vergine, diventiamo capaci di imitarli nell’offerta di loro stessi a Dio, nel loro spirito di sacrificio e nella loro purezza. Purtroppo, in alcuni casi, non si riesce più a trovare il tempo necessario per pregare insieme. Il Rosario deve restare la prima delle attività quotidiane della famiglia. Intorno ad esso occorre organizzare la propria giornata. Nelle famiglie in cui questa è la regola, la grazia della perseveranza non verrà a mancare.

Il terzo mezzo è certamente più specifico alla situazione attuale per ottenere la perseveranza: si tratta del Cuore Immacolato di Maria. Nella sua Provvidenza, Nostro Signore ha voluto offrirci un rifugio nel mezzo di Sodoma e Gomorra. In questo rifugio noi dobbiamo entrare assolutamente. Ciò significa che dobbiamo stabilire tra il nostro cuore e quello della Vergine una tale intimità da poter conoscere e ammirare la vita interiore della Madonna, condividerne i desideri, le gioie ed i dolori, le preoccupazioni. Condividerne anche e soprattutto la volontà di cooperare senza riserve all’opera della Redenzione.

Ma cosa scopriremo in questo Cuore, che non potremmo trovare altrove? Vi troveremo soprattutto quella carità irresistibile che rende le anime invincibili. Proprio lì si nasconde il segreto della vittoria e lì dobbiamo cercarla. Quando un’anima ama radicalmente, è pronta ad affrontare qualsiasi prova. Tutti i timori, pur legittimi e comprensibili, scompaiono; ogni debolezza svanisce; ogni eroismo diventa possibile. In effetti, tutto ciò che abbiamo evocato nelle precedenti riflessioni si riassume in una questione di amore radicale. L’amore vero, la carità che Dio diffonde nei nostri cuori, vince sempre. Quando l’amore regna, soggioga tutto. L’amore di cui stiamo parlando non è sinonimo di debolezza ma di forza. È l’arma alla quale niente può resistere. Solo l’amore di anime pronte al martirio potrà trionfare nell’impero dell’egoismo e dell’impurità. Ed è proprio nel Cuore della Vergine che troveremo l’esempio e la fonte di un tale amore che non esiste più nel mondo ma che deve essere il nostro. Credidimus caritati.

Dio vi benedica!

Menzingen, 3 settembre 2022,
festa di san Pio X

Don Davide Pagliarani, Superiore generale

LAB 91 PDF :

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