Tratto da: Comunicato stampa Connessi per la vita – 23 maggio 2020


Sabato 23 maggio si è svolto dalle ore 14,30 alle 15,30 sui siti marciaperlavita.it e connessiperlavita.it un servizio speciale dal titolo Connessi per la Vita che ha riunito virtualmente migliaia di persone che quello stesso giorno avrebbero partecipato alla X edizione della Marcia per la Vita. A causa delle restrizioni seguite all’epidemia di Covid-19 la Marcia per la Vita del 2020 è stata rinviata al prossimo anno, ma il Comitato organizzatore della Marcia ha deciso comunque di esprimere la propria opposizione all’aborto nel 42° anniversario della legge 194 che il 22 maggio 1978 lo ha introdotto nella legislazione italiana.

Nella trasmissione promossa dal Comitato Marcia per la Vita, con il supporto dell’emittente televisiva internazionale EWTN, il tema della vita è stato affrontato sotto gli aspetti giuridico (magistrato Giacomo Rocchi e avv. Massimo Micaletti), medico (prof. Giuseppe Noia e prof.ssa Giorgia Brambilla), pastorale (don Simone Barbieri e don Francesco Cirino) e giovanile (Chiara Chiessi e Stefano Principe). Ci sono state inoltre tre testimonianze: Gianna Emanuela Molla, figlia di santa Gianna Beretta Molla, Nicole Orlando, ragazza down, vincitrice di varie medaglie nel podismo e Francesco Chilla, ragazzo indiano adottato da una famiglia italiana. Ha presentato la giornalista Angela Ambrogetti.

Tra i vari interventi quello del magistrato Giacomo Rocchi che ha dichiarato: “se l’aborto volontario è – come in effetti è – l’uccisione di un essere umano vivo e innocente – qualsiasi legge che lo consenta, anche in ipotesi limitate, è una legge integralmente iniqua – una non-legge, secondo la dottrina cattolica – perché nega in radice il valore della vita umana e mette in pericolo la convivenza sociale. In una società in cui gli innocenti possono essere uccisi impunemente, per di più ad opera dello Stato, nessun diritto è saldo e nessun consociato è al sicuro“.

Il Prof. Giuseppe Noia, neonatologo, ha svolto una riflessione basta sulla sua esperienza di ginecologo e ha aggiunto: “Come non pensare ai 15 milioni di aborti (dati del Worldometers.info) avvenuti nel mondo in questi primi 5 mesi del 2020, anche essi avvolti dalla solitudine e dal silenzio di tanta scienza, di tanta società e di tanta intellighenzia, che fa finta di non vedere che quando muore un embrione muore una persona (e moriamo un po’ tutti) e che la solitudine del cuore che accompagna quella perdita sarà il cibo di cui si nutrirà la madre per mesi, anni e forse per tutta la vita“.

Don Simone Barbieri, vice-rettore del Seminario di Livorno, ha da parte sua analizzato la relazione tra contraccezione e aborto e ha concluso: “Per comprendere il legame tra contraccezione e aborto, poi, basta dare uno sguardo ai dati statistici, che parlano chiaro. La tendenza è proprio opposta a quella che il pensiero laicista continuamente insinua nell’opinione pubblica! Laddove, cioè, «vi è più contraccezione si registra un tasso di abortività più elevato»“.

Chiara Chiessi, presidente degli Universitari per la Vita, alla domanda su come sia possibile diffondere una cultura pro life indirizzandosi ai giovani, ha affermato: “i giovani vogliono la verità. Loro non vogliono il compromesso, la menzogna o l’omissione, ma la realtà delle cose e noi non possiamo tacere…Noi siamo la generazione pro life e finché nelle nostre università non vedremo tantissimi gruppi di studenti battersi per la vita e finché nella nostra società ci saranno leggi omicide come la 194 che ha causato dal 1978 più di sei milioni di bambini abortiti, noi non ci fermeremo mai“.

Virginia Coda Nunziante, presidente della Marcia per la Vita, che ha aperto e chiuso l’evento ha dichiarato che il mondo pro-life è più attivo che mai. “Non arretreremo finché non ci sarà l’abolizione totale della 194: ci arriveremo per gradi. Intanto puntiamo all’abolizione del finanziamento pubblico all’aborto: il nostro Sistema Sanitario Nazionale fa acqua da tutte le parti malgrado l’eccellenza di tanti medici e infermieri che danno la loro vita per gli altri. Perché vengono chiusi ospedali, vengono tagliate le spese per la strumentazione e la ricerca, vengono ridotti i ricoveri, ma l’unica cosa che non può subire nessuna restrizione è l’aborto, che viene anzi incentivato? Non abbiamo fondi per salvare vite umane ma quelli che abbiamo li utilizziamo per uccidere esseri umani innocenti“.



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