“…Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”

“… E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?” 
(Lettera di don Milani a Giorgio Pecorini, in: Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Baldini e Castoldi 1996, pp. 386–391) 

Firenze, 17.8.2020al Sindaco di VicchioFilippo Carlà Campae-mail: [email protected]
Oggetto: Marcia di Barbiana 2020 – Lettera aperta di un toscano al Sindaco di Vicchio

(estratto, la versione integrale è allegata alla presente)

Signor Sindaco, 
(…)
Da fiorentino e da toscano, ho seguito, quasi inevitabilmente, la questione milaniana, realizzando un corposo e dettagliato dossier, 

consultabile online qui, che 

a suo tempo inviai tempestivamente a Papa Francesco, nel tentativo di dissuaderlo ad andare a Barbiana, per quello che sarebbe stato un inopportuno omaggio alla figura di don Lorenzo Milani. Le cose sono poi andate nel modo che sappiamo. Ma la notizia dello spostamento al 5 settembre dell’edizione 2020 della marcia mi sollecita a interpellarLa comunque, anche contro ogni apparentemente ragionevole speranza 

– visti i numerosi precedenti – che gli argomenti oggettivi che vado a porre possano trovare quantomeno attenzione, non foss’altro per doverosamente confutarli,  sIa da parte Sua, che da parte della cosiddetta cultura mainstream.

Ebbene, le evidenze dicono che gli atti e il pensiero del priore di Barbiana, fin nei suoi scritti più famosi, si caratterizzavano infatti per l’ammutinamento sistematico ai superiori, per l’apologia della violenza rivoluzionaria, della lotta di classe, dello spargimento del sangue dei nemici del popolo e della lotta armata di stampo proto-brigatista, e finanche in ultimo – ma di questo i suoi superiori dell’epoca, gli Arcivescovi fiorentini Dalla Costa e Florit  non erano certamente a conoscenza – per l’orgogliosa rivendicazione di pulsioni omosessuali e pedofile. Il tutto, ripeto, era accuratamente documentato nei diversi capitoli del dossier, per le stesse parole del priore medesimo, pubblicate in numerosi libri e riviste.

Concludo dunque con le parole del dossier:

“Quanto a don Milani, che almeno, a differenza di molti dei suoi sostenitori di oggi, aveva l’attenuante della sofferenza psichica, se potessi, lo guarderei negli occhi, lo abbraccerei e gli direi: “Svegliati, Lorenzo, la guerra è finita!…” Esprimo l’auspicio che la guerra possa finire anche per noi. Si cessi di trattare don Milani come la mummia di Lenin, si smantelli l’orrido mausoleo che si è infelicemente edificato in sua memoria, e lo si lasci riposare in pace. Facciamolo per quel bene dell’umanità che anche don Lorenzo, pur confusamente, aveva a cuore in una parte della sua psiche. Se decidiamo di farlo, credo che oggi ne sarebbe contento anche lui”.

Václav Havel, nel Potere dei senza potere, scriveva: “La prima politica è vivere nella verità”. Non è mai troppo tardi per riconoscere anche quest’altro elementare, ma costantemente neglettato, dato di fatto.

Cordialmente,
Pier Luigi Tossani,
Firenze