Tratto da: UnaVox

di FFSPX

Pubblicata dalla FSSPX il 10 aprile 2021


L’abbraccio straziante della morte, quando la Madre addolorata stringeva il Corpo spezzato e senza vita di suo Figlio contro il suo Cuore immacolato, è ora sostituito dall’abbraccio più dolce della vita: la Vergine Madre stringe contro il suo cuore suo Figlio che risplende di una nuova e imperitura gloria.

La terribile visione di quel volto insanguinato nella scena dell’“Ecce Homo” è seguita dalla visione estatica di quest’altra brillante apparizione: «Ecco l’Uomo-Dio, Gesù risorto!»

Quanto a Maria deve essere sembrato bello questo volto divino in se stesso, e ancora di più in ragione del contrasto con l’altra visione tragica e indimenticabile!

Ella non poteva, infatti, mai separare queste due immagini, perché entrambe facevano parte di quella che era stata la condizione di suo Figlio: era stato «un verme, non un uomo, l’obbrobrio degli uomini, la feccia del popolo» (Sal 21,7). Ora era tornato il «più bello tra i figli degli uomini» (Sal 44,3), come prima della Passione, e ancor meglio, perché era risorto nell’impassibilità della gloria.

A Betlemme, era l’abbraccio della tenerezza; al Calvario, l’abbraccio dell’immolazione; adesso è l’abbraccio della gloria.

Si comprende perché le pie donne si prostrassero a terra e osassero solo baciare i suoi piedi divini: «Vennero, strinsero i suoi piedi e lo adorarono» (Mt 28,9).

Si comprende perché Gesù abbia frenato e imposto una rinuncia temporanea all’affetto puro e straripante di Maria Maddalena che avrebbe voluto rimanere sempre ai suoi piedi: «Non toccarmi!» (Gv 20,17).

Ma quest’incontro di Gesù e Maria è l’abbraccio più tenero e più completo, il più filiale e materno.

Non che la Vergine Maria non si vedesse infinitamente piccola davanti a Gesù, come una creatura davanti al suo Creatore, ma tuttavia questo Corpo divino glorioso era stato formato in lei. Gesù era nato da lei e la sua infinita piccolezza conteneva, infatti, un titolo di superiorità su Gesù: quello di madre sul figlio. Solo lei, tra tutte le madri della terra, poteva ora ripetere nell’abbraccio con suo Figlio: «Figlio mio adorato», nel senso stretto e pieno del termine.

Suo Figlio così dolce, che aveva cercato invano di alleviare e abbracciare durante la Sua agonia sulla Croce, che aveva contemplato senza vita sulle sue ginocchia, poteva ora abbracciarlo di nuovo dopo la terribile prova.

Rispetto a Maria Maddalena, la Madonna non era meno piena di affetto per Gesù.
Ma a differenza di Maria Maddalena, non c’era nulla nel suo cuore che fosse impulsivo, incontrollato, o in qualche modo in contrasto con la perfezione della prudentissima e santissima Vergine; nulla che fosse inopportuno o inappropriato nella manifestazione esteriore e che meritasse un avvertimento da parte di Gesù.

Poiché, a differenza della Maddalena, la Vergine manteneva intatta la sua fede e quindi l’apparizione gloriosa di suo Figlio non le  ha provocato quello stupore e quella sorpresa che travolge così facilmente la nostra imperfetta natura umana.

Quale splendore di virtù in Maria, sia nell’abisso di umiltà alla mangiatoia, sia nell’oceano di dolore ai piedi della Croce, sia nella gioia senza limiti davanti a Gesù glorioso!

Quale dominio interiore ed esteriore di tutto il suo essere, grazie all’unico sentimento che animava il suo Cuore: la volontà divina e l’amore divino!