di Martino Mora

Sono orgoglioso di essere maschio, bianco, cattolico, sessualmente normale.

Peggiori delle femministe ci sono soltanto gli ominicchi che come i Tajani e i Pelù chiedono scusa di essere maschi.

Il femminismo, nel suo delirio di evirazione del maschio e di mascolinizzazione della femmina, è uno dei peggiori veleni ideologici prodotti dalla modernità.

Bisogna insegnare ai giovani maschi ad essere veri uomini. E quindi ad essere leali, coraggiosi, responsabili, onesti, disinteressati, sempre rispettosi verso la donna. Invece il pensiero unico li vuole fluidi, sottomessi, conformisti, viziosi, capricciosi e codardi. Dei vili, proprio come quelli che le donne le ammazzano.

Se il “patriarcato” è il ritorno alle virtù del cavaliere cristiano, onesto, coraggioso e indomito, allora evviva il “patriarcato”.

Lo rivogliamo, lo pretendiamo.

I veri uomini non si vergognano mai, come Tajani e Pelù , di quello che sono. Si può chiedere scusa di quello che si fa, quando si sbaglia, mai di quello che si è.

Insegniamo ai nostri giovani l’orgoglio di essere veri uomini e vere donne. Cioè il contrario di ciò che insegna l’idologia dominante.

Società “patriarcale” o….società satanista?

Questa è la sorella della vittima, che inveisce contro il patriarcato immaginario e chiede l’indottrinamento di massa al pensiero unico.

L’autoscatto mostra chiaramente il nesso tra femminismo fucsia-arcobaleno e spiritualità alla rovescia.

La “società aperta” del pensiero unico è materialista, ma per nulla atea.

Essa si ispira a quel dio che è il nemico di Dio.

VALDITARA

Leggo costernato l’intervista del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. sul Corriere di oggi. Esalta l’attuale scuola italiana, che definisce “scuola costituzionale”.

Egli afferma: “La scuola costituzionale è quella che insegna il giudizio. Quella del pregiudizio è la scuola fascista, comunista e di tutti i totalitarismi”.

Che Valditara, da buon liberale, creda di vivere nel migliore dei mondi possibili, è comprensibile. Ma francamente mi sembra troppo.

Egli confonde, kantianamente, l’essere col dover essere.

La scuola pubblica dovrebbe educare al giudizio, e non al pregiudizio. Ma fa esattamente il contrario. Non dovrebbe ideologizzare, ma ideologizza. Non dovrebbe manipolare, ma manipola.

Non esiste infatti scuola più ideologizzata della scuola attuale, liberaloide , “inclusiva”, post-sessantottina e fucsia-arcobaleno. Egemonizzata da sinistroidi radicali, arroganti e prepotenti, che non sono nemmeno più comunisti da un pezzo. E che tra l’altro, cadendo nel ridicolo, ritengono lo stesso moderatissimo Valditara un pericoloso fascista, come alcuni miei colleghi non si peritano di affermare pubblicamente, cadendo nel ridicolo (ci sono del resto abituati).

La scuola del secondo dopoguerra, in gran parte gramsciana, era sicuramente egemonizzata da docenti comunisti. Cosa pessima. Ma preparava ancora seriamente.

La scuola del Ventennio, gentiliana, era sicuramente ideologizzata dal fascismo. Cosa pessima. Ma preparava seriamente.

Prima ancora, la scuola dell’Italia post-risorgimentale era sicuramente egemonizzata desanctianamente in senso massonico e nazional-liberale. Cosa pessima. Però preparava seriamente.

L’attuale scuola pubblica, che da docente conosco dall’interno, è qualitativamente sempre più scadente, all’inseguimento perenne delle mode più demenziali del sistema orgiastico-mercantile americanista. Crede di compensare la perdita della qualità con l’uso massivo delle nuove tecnologie, che con la qualità educativa c’entrano come i cavoli a merenda.

Inoltre indottrina sempre più pesantemente sin dalle elementari all’immigrazionismo, al neofemminismo, al meticcismo, all’omosessualismo, al genderismo. Solo per dirne una, né la scuola laicista post-risorgimentale, né la scuola fascista, né la scuola gramsciana sarebbero mai arrivate al punto di insegnare che non esistono il maschio e la femmina, ma infiniti “generi”.

Per giunta promuovendo tutti, a prescindere, fino a quattordici anni, in quell’osceno buco nero che è diventata l’”inclusiva” scuola media inferiore.

Per Valditara la scuola “costituzionale” (cioè l’attuale) è la migliore. Educa al giudizio e al senso critico.

Valditara, insomma, crede alle favolette.