Il professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ha ormai stabilmente sostituito la signora Liliana Segre nel ruolo di nuovo oracolo di Delfi nazionale. È un uomo evidentemente vanesio, narciso, supponente, che si prende maledettamente sul serio (molto più della Segre, devo dire). E con una faccia tosta di primo livello. Afferma di subire “una pressione mediatica, senza precedenti”. Come se gli dispiacesse. Qualcuno lo obbliga forse con la pistola alla tempia a comparire ogni santo giorno, anche più volte, in televisione? Qualcuno lo obbliga a queste insopportabili e interminabili interviste giornalistiche che gli impediscono di stare in corsia, coi suoi malati, che ormai lo vedono più in tv che tra loro? Basterebbe dire no, di infettivologi e virologi televisivi siamo pieni. Un bravo medico e un bravo primario sta tra i pazienti, non nei salotti tv tutto il giorno. Ma lui invece deve esserci, sempre. Magari per accusare di “complottismo” e “negazionismo” persino le più blande contestazioni, del tipo: “perché parla di emergenza, se la sua terapia intensiva è attualmente quasi vuota”? E quando era piena perché stava in tv invece di lottare tutto il giorno tra i moribondi, come avrebbe dovuto fare un vero primario? Eppure, non abbiamo capito. Non abbiamo capito che non possiamo chiedere, da impertinenti. Non abbiamo capito che l’oracolo di Delfi sentenzia, ma non dà spiegazioni? Umanamene insopportabile. Del resto il Pd ha appena proposto il grande luminare mediatico per l’Ambrogino d’oro. Chi si assomiglia, si piglia.

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