di Corrado Gnerre

Tratto da: I tre sentieri https://itresentieri.it/sta-finendo-anche-l-eleganza-della-domenica/

Forse non ci si riflette abbastanza, ma il nostro mondo non solo si è capovolto in senso morale, tant’è che ciò che è normale è diventato anormale e ciò che anormalenormale. Si è capovolto anche nelle piccole cose, che poi tanto piccole non sono.

Pensiamo alla Domenica. Non ci riferiamo solo al fatto che ormai la Domenica non esiste più perché i negozi sono sempre aperti (almeno fino all’epoca Covid), ma anche ad un’altra cosa che può sembrare di poco conto, ma che invece simbolicamente è importante. Ovvero che nei giorni feriali ci si veste meglio e la Domenica si è meno curati. Proprio il contrario di ciò che avveniva un tempo.

Passeggiando per strada, soprattutto prima di pranzo, si nota che molti sono in tuta. Per carità, fare sport è importante. Ma poi -vai a vedere- ti accorgi che non si tratta di chi ha da poco corso o si accinge a farlo. E’ proprio un vestire da diporto, insomma un look che vuole sottolineare il fatto che la Domenica è un giorno senza impegni.

Eppure l’impegno c’è. L’appuntamento c’è. O meglio: ci sarebbe.

L’appuntamento c’è perché il centro della Domenica è la Santa Messa. E’ l’appuntamento con il Fondamento di tutto e con l’Avvenimento che dà senso a tutto: la rinnovazione reale del Sacrificio del Calvario.

Né valgono a riguardo tentazioni pauperistiche di sorta, visto che chi se ne intendeva di povertà, come san Francesco d’Assisi, giustamente pretendeva tale povertà per i suoi frati, ma non per le chiese, che riteneva fosse giusto perfino broccarle di oro e di argento, proprio per sottolineare la grandezza incommensurabile di ciò che in esse avviene e di ciò che in esse si celebra.

E invece oggi a meritare la cravatta e il vestito ben stirato è l’appuntamento di lavoro durante la settimana, lo sportello della banca, la rappresentanza di un prodotto da vendere, non certo la preghiera della Domenica.

Un tempo -come dicevamo- era il contrario. La Domenica si indossava l’abito più bello. Spesso lo si faceva cucire proprio per questo giorno. E le donne perdevano più tempo dinanzi allo specchio.

Oggi della Domenica rimane solo il pranzo, che effettivamente continua ad essere più sostanzioso e sofisticato del resto della settimana. Buona cosa, anzi ottima. Ma -si sa- in questo campo è molto più difficile rinunciare allo stile domenicale.

Come dicevamo, possono sembrare, queste, cose di poca importanza. Tutt’altro. Ne va della serietà del tempo.

Una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dagli animali è la capacità di “leggere” il tempo, di saperlo discernere, di coglierlo nel suo proseguire e nel suo variare. E’ la distinzione tra tempo profano e tempo sacro.

Il poeta americano Ralph Waldo Emerson (1803-1882) scrive nel suo Works and Days: “(…) i grandi momenti (…) hanno importanza. Che la misura del tempo sia spirituale, non meccanica.” 

Questo è proprio il punto, anzi: l’annosa questione. Il tempo non può essere misurato “meccanicamente”, bensì “spiritualmente”, cioè “umanamente”. Intendendo con questo avverbio (“umanamente”) ciò che è conforme all’umano. E per l’uomo non c’è, non ci può essere, mai un attimo che sia identico ad un altro. Lo scorrere del tempo non deve impedire, anzi, che esso si palesi qualitativamente diverso. Che ciò che è bello, significativo, interessante, possa e debba ciclicamente ritornare.

Ma, invece, la condanna dell’uomo di oggi è proprio il leggere “meccanicamente” il tempo; e così egli fa di ogni giorno una Domenica …e fa della Domenica un giorno qualsiasi.

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