Ho ritrovato  il Diario, scritto nei giorni che precedono il S. Natale, di un combattente del mio paese nella Guerra del 1915 -1918, il Tenente dei Bersaglieri Bruno N. Ho riletto attentamente il tutto, in questi giorni di festa, e ho visto quante cose sono cambiate da allora: il Natale – che pur mantiene sempre il suo fascino – è annunziato ormai con pacchiane luminarie fin da ottobre e i panettoni, che hanno sostituito il “ciambellone” fatto in casa dalla nonna, si vendono nei supermercati fin dalla fine di agosto… quella che una volta era considerata anche una festa della famiglia («Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi») è diventata una festa della “famiglia allargata”… lasciamo perdere come.

I bambini non recitano più nelle scuole vestiti da angiolini e da pastorelli, anzi Gesù Bambino, nella mente malata di quattro stupidine imbottite di slogan presi a prestito dalle demenziali teorie delle due zitelle Montessori, è diventato «Babbo Gelo»… e qualche zelante Preside, per non urtare i musulmani (anche se loro son migliori dei loro sostenitori in tonaca e non), addirittura ha bandito dalla scuola il presepe che era e rimane il vero simbolo del Santo Natale. Poi ci hanno pensato le riforme liturgiche barbare del Concilio Vaticano II a banalizzare il tutto: hanno abolito perfino il doppio di mezzanotte. Oggi Gesù lo fanno nascere a tutte le ore, per non fare aspettare la mezzanotte perché la gente non può far tardi, a quell’ora, i giovani devon già essere in discoteca… e comincia lo scampanio dalle otto in poi. E ringraziamo Iddio se, almeno, lo fanno nascere. Infatti alcuni sacerdoti il Bambino “non deve nascere né ora né mai” – come fanno le mamme criminali che abortiscono – e hanno fatto “sciopero della Messa” per solidarizzare con i clandestini che vengono in Italia a invaderci con le organizzazioni dei delinquenti delle ONG che, in combutta con la mafia degli scafisti, ce li portano. Poi ci hanno pensato Bergoglio e la CEI, in questa apostasia montante, a farci dimenticare il Bambin Gesù e a riempirci la testa con tutte le solite frasi fatte: solidarietà, misericordia, accoglienza…. etc.

Ora anche la messa di Natale, riformata, è ridotta a una sorta di ciarliera riunione condominiale, talvolta accompagnata da urticanti e cacofonici schitarrii di signorine “demodé”, nostalgiche di falò notturni di sessantottina e picaresca memoria, pensano di interpretare il Nuovo. Dopo la S. Messa, come faccio ormai da una sessantacinquina di anni, mi sono incamminato verso l’altare per baciare il Bambinello in questi due secoli, di cui sono prigioniero, secoli in cui i nostri soldi servono allo Stato assassino anche per uccidere, in questo genocidio infinito, i bimbi nel grembo materno… ma il prete se n’è andato in sagrestia come se niente fosse.

Ho domandato al pievano come mai non avesse fatto baciare Gesù Bambino… secondo un’antichissima consuetudine cara al cuore del popolo. Mi ha risposto, che se avessi voluto, lo avrei potuto baciare in privato…

ed io che non avevo capito, in mezzo agli scandali pubblici di pedofilia di parte del clero (la lobby omosessuale “sinistra” che comanda in Vaticano), in mezzo agli scandali pubblici sessuali e finanziari in cui vengono, quasi giornalmente coinvolti i preti della Caritas, il culto pubblico potrebbe disturbare i migranti musulmani e, perché no, anche i nostri “fratelli maggiori”… come prescrive, appunto, il Concilio Vaticano II…

Ricordiamoci del nostro passato glorioso, trasmettiamolo intatto ai nostri figli («tradidi quod et accepi»), siamo orgogliosi della nostra Chiesa, dei nostri Santi, della nostra Dottrina… Dio è fedele Dio non cambia!

Dal Diario di Bruno N. Tenente dei Bersaglieri, borghigiano.

14 dicembre 1915

 

Continua questa guerra assurda, questa strage fratricida, tra due popoli ambedue cattolici … Questi ragazzi del Sud che neppure sapevano dell’esistenza di Trento e Trieste e che, normalmente, parlano nei loro dialetti – così come parlano nei loro dialetti i milanesi, i torinesi e i veneti – la sera, quando il cappellano alla novena del Santo Natale, intona l’«Adeste fideles» e il «Tu scendi dalle stelle», fanno un unico coro di voci squillanti e maschie che salgono al cielo per salutare il nato Bambino: eccola qui, in questo coro, quell’Unità che pensavano di fare con il calpestare i diritti del Papa e con la Conquista del Sud…al di là delle linee nemiche altri ragazzi cantano, insieme al loro cappellano militare, in un’altra lingua, le stesse laudi , con lo stesso cuore, a quello stesso Bambino che nascerà. Cantavano i miei soldati quella dolce melodia liguoriana: «Tu scendi dalle stelle». Dopo ho chiesto a Lo Bue che serve all’altare: «Saverio lo sai chi ha scritto e musicato quella bella laude a Gesù Bambino?», «Nun lo saccio Signor Tenente» mi ha risposto stupito. E quando io gli ho detto che l’autore era un suo compaesano: Sant’Alfonso Maria de’Liguori di Pagani , quasi non voleva crederci, gli si sono riempiti gli occhi di lacrime ed è corso dal cappellano a cercare conferma. Avrei voluto dire a Saverio tante cose ma lasciai perdere: avrei voluto dirgli che questa guerra fratricida viene da quella stessa Setta che invase il Regno glorioso delle Due Sicilie e che tolse il legittimo potere temporale al Sommo Pontefice…quando si accorsero di quel fallimento, di quella unione da operetta, quando s’accorsero che quell’Unità era, addirittura, detestata dal popolo ci fu quel tipo ameno di Massimo D’Azeglio che scrisse: «L’Italia è fatta ora bisogna fare gli italiani…» Già, e che cosa c’è di meglio, per unire popoli diversi se non il “cameratismo” della guerra che, nel dolore, nella morte orrenda “affratella”?

Stasera ho in tasca la corona benedetta da don Canuto e che Chiara prese per me, la domenica scorsa, al Santuario Boccadirio

 

1 dicembre 1915

 

Non avrei mai voluto scrivere queste righe. Stamane alle quattro, presso la «Caserma Piave» è stato giustiziato un bersagliere colpevole di… diserzione.

Era un bel giovane di 18 anni e le ragazze se lo mangiavano con gli occhi: pensava di poter tornare al campo dopo una “scappatella” ed è stato arrestato dai carabinieri.

In un silenzio di morte, fatto quadrato, l’avvocato fiscale lesse, alla luce del crepuscolo, la sentenza capitale. Le truppe erano irrigidite nel “presentat-arm”. Il poveretto fu tradotto alla panca e il cappellano gli mise di fronte il Crocifisso che baciò più volte. In precedenza, dopo aver ricevuto i Sacramenti, aveva pregato don Ovidio di scrivere ai suoi genitori informandoli che era morto da cristiano.

Fu bendato. Mentre don Ovidio gl’impartiva, da lontano, l’ultima benedizione, l’ufficiale alzò la pistola. il drappello sparò e il giovane non cadde a terra. Non era morto e si reggeva in piedi come un ubriaco, lamentandosi. Avanzò il secondo drappello, sparò. Cadde spasimando mentre una schiuma rossa gli usciva dalla bocca, muoveva le gambe come un burattino; il drappello sparò ancora la terza volta; la quarta scarica soltanto finì quell’agonia straziante. Che Gesù ti accolga tra le sue braccia sventurato fratello.

Ho saputo solo più tardi le ragioni di tante precauzioni per quella triste e macabra cerimonia di stamane. Il Comando dei Carabinieri temeva una rivolta, si aveva paura che i soldati si rifiutassero di sparare.

 Don Ovidio mi disse che il povero bersagliere, dopo essersi confessato e comunicato, aveva letto con lui le preghiere degli agonizzanti.

Il cappellano ha scritto ai genitori parole di conforto e ha inviato loro lo scapolare della Madonna del Carmine, ancora intriso di sangue, che il ragazzo indossava…qui siamo tutti sconvolti. 

 Mi ha scritto Chiara che anche a Borgo, al termine della novena, don Canuto Cipriani fa pregare per i nostri soldati e si canta:

Deh! Benedici oh Padre, al grido della fé

Fai che trionfino le nostre squadre

Nel nome santo del tuo Gesù.

Lo stesso ho saputo, succede in Austria, nel paese di Mitzen. Anche lì i fedeli pregano per i loro ragazzi in guerra e cantano, nella loro lingua, la stessa laude allo stesso Padre amoroso.

24 dicembre – Vigilia del Santo Natale

 

Fervono i preparativi per la Messa di mezzanotte. ai soldati hanno dato doppia razione di gallette, il tabacco e l’arzente. Ho approfittato per mettere in pari il mio diario e scrivere ai miei genitori e a Chiara.

Non nevica stasera e il freddo è rigido. Oggi la fanfara dei bersaglieri ha intonato alcune canzoni napoletane e non vi dico la contentezza e la struggente nostalgia dei ragazzi partenopei che piangevano di commozione. Anche i cappellani austriaci, ho saputo, stanno preparando per la S. Messa di mezzanotte. Al «Memento» saremo tutti uniti in quel Cristo che ci ha redento!

Ricordo i Natali del mio paese: alla vigilia c’era il via vai delle donne che andavano a “infornare” , a Sieve dal Fornaino, dal Viliani, da Santi…i bambini compravano, nel corso, i Re Magi, i pastori, le pecorine di gesso e quelle del Paraguay con il manto lanoso…arrivavano dall’Abruzzo gli zampognari e quelli che suonavano le “pive nel sacco” C’era già clima di festa e dalla Rosina del Benci si compravano le pere e le mele cotte, il castagnaccio, i lupini che, con il mestolo di legno, la Rosina metteva, parcamente, nel cartoccio di carta gialla…

In tutte le case si faceva la “Capannuccia”; anche noi in casa facevamo il presepe e Nandino, il fratellino più piccolo, a mezzanotte, già tutto insonnolito e imbronciato, metteva Gesù Bambino nella mangiatoia.

In pieve celebra il priore d’Olmi e, alla fine della Messa, il pievano porta il Bambinello – il Nicci gli ha tolto il panno bianco con il quale era stato velato – nel presepe e, dopo, lo fa baciare ai fedeli che cantano: «Tu scendi dalle stelle».

Anche nel mio Liceo, il Galileo di Firenze, all’ingresso, c’era il presepe con il laghetto d’acqua vera e l’oasi con le palme (il borraccino, i rami di pino e di abete, il vischio e il “pugnitopo” – come dicono in campagna – li portava il bidello Borselli che era di Signa)  e siccome c’erano le vacanze Gesù Bambino si metteva il giorno dell’antivigilia e il professor Giovannini ci ammoniva : “Vigilia nera quella di Natale…chi non rispetta la vigilia di Natale ciorpo di lupo e anima di cane” 

Sullo sfondo i “piccini” della IV Ginnasio, scrivevano in latino, in caratteri gotici, Il Vangelo della nascita secondo Luca . “Nolite timere…quia natus est vobis hodie Salvator, qui est Christus Dominus, in civitate David…”

Quando si tornava a casa, dopo l’ultima lezione prima delle vacanze, mentre s’andava alla stazione a prendere il treno, ci si fermava alla friggitoria di via Sant’Antonino e si compravano i coccoli.

Anche qui, tra le doline del Piave, in questa guerra assurda, mi unirò a quel coro orante di giovani per salutare, nel sacrificio perenne della Messa,  il Divin Bambino e a mezzanotte, quando il cappellano intonerà il Gloria, mi sembrerà di essere lì, nella mia pieve, all’ombra del campanile longobardo, dove fui battezzato e dove spero, se scamperò alla morte in questa guerra sanguinaria, di sposare la mia Chiara, un angelo di bellezza e di bontà…e dove, quando, sarà il momento, gl’incappati della Misericordia e delle altre compagnie intoneranno per me il «Dies irae…»

Come vi ricordo tutti miei cari familiari e amici e quanta nostalgia dei comignoli fumanti del mio caro Borgo!

Volgo lo sguardo al cielo: stasera le stelle sono più lucenti. Ma si prepara la neve.

 Fonte: Europa Cristiana- Pucci Cipriani