di: Marco Tosatti

Nella campagna di denigrazione della persona dell’ex Nunzio negli Stati Uniti Viganò i giornalisti vicini ideologicamente, fisicamente e finanziariamente al Pontefice regnante hanno cercato e cercano di spargere dubbi e insinuazioni sul suo operato. Uno dei casi utilizzati è stato quello di Kim Davis, la donna americana messa in prigione per non aver voluto – per ragioni di coscienza – firmare l’atto di matrimonio fra due omosessuali. Il Pontefice la incontrò nel suo viaggio negli Stati Uniti, e ne nacque una polemica. Ora monsignor Viganò fornisce a LifeSiteNews un documento scritto , corredato da un memorandum preparato allora per il Pontefice e i responsabili della Segreteria di Stato, in cui racconta come si è svolta la storia di Kim Davis, e smentisce (anche con un documento dell’epoca…) che il Pontefice e il Vaticano non fossero stati informati. Vi consigliamo, se leggete l’inglese, di andare sul sito. Noi forniamo qualche elemento essenziale. Dopo aver smantellato nei giorni scorsi le altre accuse dei suoi denigratori l’ex nunzio, che dimostra di avere non solo buona memoria, ma anche un portadocumenti, chiarisce questo episodio. Mentre, ancora, si attende una risposta che non siamo attacchi personali al contenuto della sua testimonianza. Un silenzio inesplicabile, da parte dei vertici della Santa Sede.

Siamo nel settembre del 2015, e papa Francesco compie la sua prima visita negli USA (in assoluto, non ci ha ma messo piede). La notizia dell’incontro del Pontefice con Kim Davis fu data dopo il ritorno a Roma. L’avvocato della Davis, Matthew D. Staver, disse che “l’incontro privato” era durato 15 minuti, aveva avuto luogo in “una stanza separata” per mantenerlo segreto, e che chi aveva organizzato l’incontro aveva insistito affinché fosse tenuto segreto fino a dopo il suo ritorno a Roma. Secondo Staver, il Papa disse che voleva “ringraziare Kim Davis per il suo coraggio”, le disse di “restare forte” e le diede due rosari. Staver descrisse l’incontro come molto “cordiale” e “caldo” e Davis e il Papa promisero di pregare l’uno per l’altra.

Le fonti ufficiali si rifiutarono di commentare, all’inizio. Il 2 ottobre padre Federico Lombardi in un comunicato ammise che “un breve incontro” c’era stato ma non doveva essere considerato una forma di appoggio alla posizione della (Davis) “un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi”.

Lombardi aveva detto anche: “Il Papa ha incontrato presso la Nunziatura di Washington successivamente diverse decine di persone invitate dalla Nunziatura per salutarlo in occasione del suo congedo prima della partenza da Washington per New York City, come avviene durante tutti i viaggi del Papa. Si è trattato di saluti molto brevi di cortesia a cui il Papa si è prestato con la sua caratteristica gentilezza e disponibilità. L’unica “udienza” concessa dal Papa presso la Nunziatura è stata ad un suo antico alunno con la famiglia”.

Questo tema è tornato alla ribalta dopo che il New York Times – che è schierato anima e corpo con papa Bergoglio, come lo era peraltro con la Clinton, con il successo che si è visto – ha pubblicato un articolo di una vittima cilena di abusi sessuali, Juan Carlos Cruz, omosessuale, ha dichiarato che il Papa “di recente mi ha detto che l’arcivescovo Viganò ha quasi sabotato la visita (negli Usa) invitando Kim Davis, un funzionario di contea del Kentucky che si era rifiutata di firmare l’atto di matrimonio di una coppia gay”. Secondo il New York Times, il Pontefice disse a Cruz: “Non conoscevo chi fosse quella donna, (Viganò) la fece intrufolare dentro per dirmi buongiorno e naturalmente fecero un sacco di pubblicità da questo”. “Rimasi inorridito e licenziai quel nunzio”, Cruz sostiene il Pontefice abbia detto.

All’epoca poi fu detto che l’unica udienza del Pontefice quel giorno era stata con un suo ex alunno, omosessuale anche lui.

Ora Viganò vuole chiarire questo capitolo controverso, e lo fa con una dichiarazione scritta, a cui è allegato anche il memorandum su Kim Davis che consegnò al Pontefice e ai responsabili della Segreteria di Stato – il Sostituto Becciu e il Ministro degli Esteri Callagher – con cui discusse la vicenda.

“Al trmine della cena in nunziatura a Washington la sera del 23 ettembre 2015, dissi al papa che avevo bisogno che mi concedesse una mezz’ora, perché desideravo sottoporre alla sua attenzione, ed eventualmente alla sua approvazione un’iniziativa delicata, e facilmente realizzabile”. Era l’incontro con la Davis, “la prima cittadina americana condannata e imprigionata per una settimana per aver esercitato il suo diritto all’obiezione di coscienza”.

“All’inizio del nostro incontro, la sera del 23 settembre, diedi al papa un appunto di una pagina in cui era sintetizzato il caso della Davis. Il papa si mostrò immediatamente favorevole a tale iniziativa, ma aggiunse che l’incontro avrebbe avuto risvolti politici e affermò: ‘Io di queste cose non me ne intendo, quindi è bene che lei senta il parere del cardinal Parolin’”.

Viganò si recò nell’albergo che ospitava la delegazione vaticana. Parolin era già a letto, e allora ci fu un incontro con il Sostituto, mons. Becciu, e con mons: Gallagher. Con Viganò c’erano due dei consiglieri della Nunziatura (un italiano e un lituano).

In cinque si riunirono in un salottino, e tutti ebbero copia del memorandum già consegnato al Papa. “Mons. Becciu si dimostrò immediatamente favorevole a che il Papa avesse a ricevere privatamente la Davis”. Mons. Gallagher, “pur mostrandosi favorevole all’idea, attesa l’importanza di difendere il diritto all’obiezione di coscienza”, disse che bisognava considerare se la procedura contro la Davis fosse conclusa o aperta.  Risolto questo problema, mons. Gallagher “diede un parere incondizionatamente favorevole a che il Papa avesse a ricevere la Davis”.

Il giorno seguente, dopo la messa, “riferii al papa il parere positivo dei suoi due principali collaboratori, i quali avrebbero poi riferito al Cardinal Parolin il nostro incontro. Il papa diede quindi il suo consenso”. Viganò organizzò le cose in modo che la Davis venisse in maniera discreta in nunziatura. “Il papa, nel primo pomeriggio del 24 settembre, prima di partire per NY, entrò come previsto nel salotto dove lo aspettavano la Davis e suo marito, l’abbracciò affettuosamente, ringraziandola per il suo coraggio, e invitandola a perseverare. La Davis rimase molto emozionata e si mise a piangere”. Un’auto guidata da un gendarme, e un monsignore americano della nunziatura la riaccompagnarono in albergo.

Poi ci fu – senza che il Nunzio fosse consultato – il comunicato della Sala Stampa. “A rincarare la dose di menzogne ci pensarono poi padre Rosica e padre Lombardi”. Una mattina il card. Parolin telefonò: “Devi venire subito a Roma perché il papa è furioso con te”. Il 9 ottobre  era a Santa Marta. Scrive Viganò: “Il papa mi ricevette per quasi un’ora, in modo affettuoso e paterno. Si scusò immediatamente con me, per avermi dato questo disturbo di venire a Roma, e si effuse n continui elogi nei miei confronti per come avevo organizzato la sua visita negli USA, per l’incredibile accoglienza che aveva ricevuto in America,, come mai si sarebbe aspettato. Con mia grandissima sorpresa, durante questo lungo incontro, il papa non menzionò neanche una volta l’udienza con la Davis”.

Viganò telefonò a Paroli, per dirgli come il papa fosse stato buono con lui. Parolin rispose: “Non è possibile, perché con me era furioso nei tuoi confronti”.

A conclusione, ricordando la frase di Juan Carlos Cruz, Viganò scrive: “Uno dei due mente: Cruz o il papa? Quello che è certo è che il papa sapeva benissimo chi fosse la Davis, e lui e i suoi collaboratori avevano approvato l’udienza”.

Se quello che racconta mons. Viganò è vero – e a quanto pare c’è anche un documento, a rinforzare la sua testimonianza – la credibilità delle fonti ufficiali vaticane ne esce devastata. Figuriamoci quelle non ufficiali, ma gli amici degli amici…Povera Chiesa.

Ecco il pdf del documento.

 

Fonte: Marco Tosatti