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UNA PROPOSTA: SPOSTARE L’OMELIA ALLA FINE DELLA MESSA, E RENDERLA FACOLTATIVA. SI RIEMPIONO LE CHIESE, VEDRETE.

Marco Tosatti

Perdonatemi uno sfogo, ma ho capito perché la gente non va più a messa, e ho anche il rimedio. Se qualcuno può dirlo a chi di dovere, per esempio il Pontefice regnante, lo faccia e non rivendicherò il copyright.

Dico subito la soluzione, divisa in due opzioni.

La prima: spostare l’omelia alla fine della Messa, e renderla facoltativa. Vale a dire che dopo la benedizione chi vuole può fermarsi per essere istruito ed edificato. Chi invece vuole restare nello stato di grazia in cui la celebrazione del sacrificio l’ha messo, se ne va.

La seconda: garantire ogni domenica una messa almeno senza omelia, o con un’omelia rigorosamente contenuta in tre minuti. In tre minuti si può condensare il succo spirituale delle Scritture, e dare ai fedeli spunti e cibo per la riflessione personale, senza annacquare il brodo, o fare teatro verbale. Certo, si può sempre recitare il Rosario mentalmente, però…

Oggi sono andato a messa in una grande chiesa romana, per ragioni di orario. Mi credete se vi dico che durante l’omelia mi veniva voglia di alzarmi e andarmene? Fra gli altri esempi legati alla purezza formale – era l’episodio dei Farisei scandalizzati perché i discepoli mangiavano senza lavarsi le mani; e da un punto di vista igienico avevano sicuramente ragione – c’è stato quello legato al digiuno pre-eucaristico. Si diceva, come se fosse una conquista, che adesso basta un’ora. Invece prima del Concilio si doveva essere digiuni – almeno i preti, ha aggiunto – dalla mezzanotte. E se uno doveva celebrare messa presto, poteva anche andare. Ma se uno doveva celebrare più tardi nella mattinata “era un digiuno di dodici ore”! vedendo la pancia protundente del celebrante che faceva una bella curva sotto i paramenti si poteva essere sicuri che il suo, di digiuno, non andava oltre i sessantuno minuti…Poi al momento dello scambio della pace, ha lasciato l’altare, ed è venuto a salutare TUTTI. Eravamo una quarantina di persone, in piedi come stoccafissi in una pausa innaturale, che spezzava tutto il ritmo della sacralità. La Chiesa non ha bisogno di liturgisti, ma di coreografi che insegnino che in un evento c’è un ritmo, che porta a un climax, e spezzarlo è un disastro. Anche per la concentrazione spirituale, il raccoglimento di chi vi partecipa. Sarò cattivo, ma ho avuto la tremenda impressione che il celebrante recitasse. Parlando dei Farisei…




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