Tratto da La Nuova BQ

di Stefano Fontana

Nell’Editoriale della Bussola pubblicato ieri, ho parlato delle previsioni di Augusto Del Noce circa l’atteggiamento della Chiesa nei confronti del ddl Zan. Del Noce non prevedeva nello specifico il contenuto del disegno di legge, però aveva capito quale sarebbe stato il futuro atteggiamento della Chiesa in casi di questo genere, se si fosse dilatato in essa il cosiddetto “progressismo cattolico”. Mentre per le considerazioni già fatte rimando a questo Editoriale, vorrei ripercorrere in questo blog un altro chiaroveggente passaggio de “Il problema dell’ateismo”, l’opera principale di Del Noce, pubblicata nel 1964 da Il Mulino. Essa riguarda il tema del totalitarismo o meglio del nuovo totalitarismo.

Di solito quando pensiamo al totalitarismo ci immaginiamo un potere autoritario e imperscrutabile, fondato sul controllo sociale stretto, sulla sorveglianza, sulla paura e sull’uso gratuito della forza. Del Noce ci invita invece a vederla in modo diverso: “Non bisogna associare, come consuetamente si fa, il totalitarismo all’idea di campi di sterminio ecc., anche se a questa associazione si è portati facilmente dal ricordo di Hitler e di Stalin… al limiti esso può realizzarsi mantenendo formalmente gli istituti democratici … il vero punto su cui non può essere intransigente è l’etica” (pp. 162-163 della edizione del 1990).

Perché il punto di intransigenza è l’etica? Perché il totalitarismo, ogni totalitarismo, ritiene di interpretare il senso della storia e, quindi, di dover assolutamente far passare nella realtà un’etica conforme a quel senso della storia. La cultura neo-illuminista, fatta di marxismo, che ormai ha perso lo spirito religioso-rivoluzionario, e di progressismo cattolico, che proprio nel lungo periodo del dialogo col marxismo si è reso conforme alle esigenze dei tempi ossia al senso della storia, ha questa pretesa e quindi si ritiene in grado di imporre un totalitarismo democratico o una democrazia totalitaria. Il caso del ddl Zan è emblematico. Il suo aspetto totalitario deriva esternamente dall’impedire la libertà pubblica di pensiero, ma intrinsecamente dalla pretesa di rappresentare il senso della storia, naturalmente secondo i caratteri del laicismo individualista ed edonista, lo “spirito borghese” allo stato puro.

Del Noce prosegue la sua analisi dicendo che da ciò discendono due corollari. Il primo è  “l’impedimento  all’individuo della libertà di dissentire, in quanto almeno incide sulla pratica. Impedimento che, evidentemente deve essere ottenuto anche in forma non esplicitamente violenta (dominio praticamente incontrastato sulla stampa e sulla scuola, magari mantenendo la possibilità ‘dialogica’ con una forma di opposizione già preparata per essere sconfitta)”.

La cultura neo-illuminista, mediante stampa e scuola da essa monopolizzate per decenni, ha preparato da lungo tempo il consenso ad un disegno di legge come lo Zan. Ogni opposizione, da questo punto di vista, è in ritardo e fa come una rincorsa. Molto acuto l’accenno al dialogo con una “opposizione già preparata per essere sconfitta”. Questo è oggi il caso del dialogo del neo-illuminismo in maggioranza in Parlamento e con il mano il governo del Paese, con la Chiesa cattolica ufficiale, la quale è “già prearata per essere sconfitta”. C’è sì una parte di Chiesa che non è già preparata per essere sconfitta, ma viene marginalizzata.

Il secondo corollario secondo Del Noce è il seguente: “La persecuzione, che può benissimo essere incruenta, del pensiero religioso autentico. Questa persecuzione può conciliarsi con una larga tolleranza delle forme popolari di culto, o con l’esplicito favore a quei gruppi di modernisti o di progressisti cattolici, che si assumono il compito di difendere la nuova etica del “senso della storia’”. Così il quadro si chiude e l’applicazione al nostro momento attuale diventa perfetta. La Chiesa ufficiale si illude di non venire perseguitata, ma sarà fatta salva solo se abbandonerà il pensiero religioso autentico e se condividerà il nuovo senso della storia che il neo-illuminismo propone imponendolo, o che impone proponendolo.