Sodoma, il libro di Frederic Martel di cui abbiamo trattato nei giorni scorsi, riserva una notizia clamorosa. Secondo l’autore, nella versione inglese del testo, e di offriamo qui una nostra traduzione, papa Bergoglio fu realmente informato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò dei trascorsi di predazione verso seminaristi e giovani preti, non considerò il fatto importante. E di conseguenza non solo lo sollevò dalle restrizioni che Benedetto XVI gli aveva imposto (la cui esistenza è stata confermata, oltre che da Viganò, dal cardinale Marc Ouellet) ma lo utilizzò sia come consigliere per le nomine negli Stati Uniti (la promozione di Kevin Farrell a Camerlengo e affidare a Blase Cupich l’organizzazione del summit sugli abusi a minori ne sono le ultima conferme, se mai ce ne fosse stato bisogno) e lo ha utilizzato come suo inviato personale sia negli Stati Uniti (con Obama) che all’estero in Cina, Armenia, Iran e Cuba.

Si tratta a nostro avviso, di un caso di “fuoco amico” straordinariamente interessante; anche perché se c’è qualcuno di cui Frederic Martel parla bene, quando non entusiasticamente, nella sua lunga opera, è proprio papa Bergoglio. Martel, come sappiamo, è stato aiutato e ospitato in Vaticano, per svolgere il suo compito. In un’intervista televisiva ha accennato ad almeno quattro alti prelati vicini al Pontefice che lo hanno favorito e incoraggiato. Ha detto di avere incontrato più volte il Direttore della Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj; nel libro c’è un’intervista a Spadaro, e un’intervista al cardinale Lorenzo Baldisseri, il grande regista dei Sinodi (più o meno taroccati) sulla famiglia e sui giovani. Cioè un famiglio del Pontefice, un suo uomo di fiducia. Quindi dobbiamo credere a Martel, in particolare perché mette fra virgolette la frase centrale. Ecco il piccolo brano che abbiamo tradotto:

<…cardinali e vescovi della Curia romana e dell’episcopato americano che, secondo lui, presero parte in questa enorme copertura: è una lista senza fine di nomi di prelati, fra i più importanti in Vaticano, che furono così “outed” (fecero outing), giusto o sbagliato che fosse. (Quando il papa respinse le accuse, il suo entourage mi ha indicato che Francesco ‘fu inizialmente informato da Viganò che il cardinale McCarrick aveva avuto relazioni omosessuali con seminaristi non minori, ma che questo non era abbastanza ai suoi occhi per condannarlo’)>.

Se Martel scrive il vero – e non c’è motivo di credere il contrario, visto che non è certamente un conservatore omofobo fariseo moralizzatore e ipocrita – si impongono alcune considerazioni.

La prima: anche se i seminaristi non erano minori di età, se un persona gerarchicamente in posizione elevata, e che può decidere del destino di un suo sottoposto, lo molesta sessualmente, non si tratta più di sesso fra adulti consenzienti: c’è una forma di violenza. Adesso sappiamo che al Pontefice questa circostanza non sembra importante. O perlomeno, non così importante da non favorire e usare il molestatore fino a quando questo legame non diventa troppo imbarazzante, e allora lo si sacrifica all’opinione pubblica.

Secondo: sono mesi e mesi che si attende una risposta: Viganò ha mentito o no? Sembra che secondo Martel, e secondo l’entourage del Pontefice – che abbia detto la verità.

Allora perché non ammetterlo? Perché non dire, da uomo e da cristiano, “è vero sono stato avvisato, ma ho pensato che non fosse così grave. Ho sbagliato nel mio giudizio, perdonatemi”?.

Un comportamento del genere avrebbe un effetto ben diverso dalle reazioni scomposte con cui gli uomini di mano e di penna del Pontefice, coadiuvati da mass media compiacenti, si sono scatenati nell’aggressione della persona di Viganò, cercando di far risalire le responsabilità dell’ascesa e della gloria di McCarrick a papi precedenti, cercando di negare che Benedetto XVI avesse imposto le restrizioni che si potevano imporre allo stato dei fatti, e che queste restrizioni erano di fatto state annullate da papa Bergoglio. Non dimentichiamoci che il Nunzio Viganò scrisse al card. Parolin, Segretario di Stato, una lettera in cui chiedeva se le sanzioni contro McCarrick dovessero considerarsi abolite. Senza ricevere mai risposta…

Un’ultima considerazione riguarda il cinismo sottinteso alla reazione del Pontefice.

Per alleggerire un tema drammatico, chi ha la mia età si ricorda dei cortei degli anni ’70. Parafrasando uno slogan di allora possiamo dire: “È il Papa – che lo ha insegnato – molestare un prete – non è reato (o peccato, se siete rigidi e farisaici)”.



Sodom, the book by Frederic Martel we have been dealing with in recent days, reserves sensational news. According to the author, in the English version of the text, and we offer here our translation, Pope Bergoglio was really informed by Archbishop Carlo Maria Viganò of the past of predation towards seminarians and young priests, but he did not consider the fact so important. And consequently not only did he relieve him of the restrictions that Benedict XVI had imposed on him (whose existence was confirmed, as well as by Viganò, by Cardinal Marc Ouellet) but he also used him as an advisor for appointments in the United States (the promotion of Kevin Farrell to Camerlengo and entrusting Blase Cupich with the organization of the summit on child abuse are the more recent confirmations, if ever they were needed) and he used him as his personal representatve both in the United States (with Obama) and abroad in China, Armenia, Iran and Cuba.

In our opinion, this is a case of an extraordinarily interesting “friendly fire”; because if there is someone of whom Frederic Martel speaks well, when not enthusiastically, in his long work, it is really Pope Bergoglio. Martel, as we know, was helped and hosted by prelates in the Vatican, to carry out his task. In a television interview, he mentioned at least four high prelates close to the Pope who favored and encouraged him. He said he had met the Director of Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj several times; in the book there is an interview with Spadaro, and an interview with Cardinal Lorenzo Baldisseri, the great director of the Synods (more or less pre-arranged) about the family and the young. He is a “famiglio” of the Pontiff, a man of his trust. So we have to believe Martel, particularly because he puts the central phrase in quotes. Here is the little song we have translated:

<… cardinals and bishops of the Roman Curia and the American episcopate who, according to him, took part in this huge cover-up: it is an endless list of names of prelates, among the most important in the Vatican, who were thus “outed”, whteher right or wrong. (When the Pope dismissed the allegations, his entourage indicated to me that Francis ‘was initially informed by Viganò that Cardinal McCarrick had had homosexual relations with over-age seminarians, whch was not enough in his eyes to condemn him’).

If Martel writes the truth – and there is no reason to believe the opposite, since he is certainly not a conservative homophobe Pharisee moralizing and hypocritical – some considerations are required.

The first: even though the seminarians were not under age, if a person hierarchically in a high position, and who can decide the fate of one of his subordinates, sexually harasses him, it is no longer a question of sex between consenting adults: there is a form of violence. Now we know that this fact does not seem important to the Pontiff. Or at least, not so important, at least not to favor and use the abuser until this bond becomes too embarrassing, and then sacrifice him to the public opinion.

Second: it is months and months that the Catholics are waiting for an answer: Did Viganò lie, or not? It seems that according to Martel, and according to the entourage of the Pontiff he has told the truth.

So why not admit it? Why not to say, as a man and a Christian, “it’s true I was warned, but I thought it was not so serious. I was wrong in my judgment, forgive me”.?

Such behavior would have a very different effect from the savage reactions with which the Pope’s hand and pen men, assisted by obliging mass media, were unleashed in the aggression of the person of Viganò, trying to ascribe the responsibilities of the ascent. and of the glory of McCarrick to previous popes, trying to deny that Benedict XVI had imposed the restrictions that could be imposed on the state of affairs, and that these restrictions had in fact been canceled by Pope Bergoglio. Let us not forget that the Nuncio Viganò wrote to card. Parolin, Secretary of State, a letter asking whether the sanctions against McCarrick should be considered abolished. Without ever receiving an answer …

A final consideration regards the cynicism implied by the Pontiff’s reaction.

To lighten a dramatic theme, those of my age remember the political manifestations of the ’70s. Paraphrasing a slogan very used in those times, we can say: “It is the Pope – who taught us – to harass a priest – is not a crime (or a sin, if you are rigid and Pharisaic)”.

MCCARRICK CONDANNATO. MA LE DOMANDE RESTANO SENZA UNA RISPOSTA CREDIBILE.

L’ex cardinale statunitense Theodore Edgar McCarrick, 88 anni, è stato dimesso dallo stato clericale. Lo ha reso noto oggi un Comunicato della Congregazione per la Dottrina della Fede. Di seguito il testo:

“In data 11 gennaio 2019, il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington, D.C., con il quale l’accusato è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale. Il 13 febbraio 2019 la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto del Congresso. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019. Il Santo Padre ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge, di questa decisione, la quale rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso”.

Era noto la volontà del Pontefice di giungere al prossimo, imminente vertice in Vaticano sulla protezione dei minori con una condanna eccellente. L’inchiesta – amministrative – della Congregazione per la Dottrina della Fede è stata estremamente rapida, anche se non se ne sa praticamente nulla; se l’accusato abbia avuto possibilità di difendersi, se ci sia stato un patteggiamento e in quale forma.

La dimissione dallo stato clericale dell’ex cardinale di 88 anni se offre una vittima di grande livello alla richiesta di giustizia emersa negli ultimi mesi non risponde a quelle che sono, per il presente e per il futuro, le questioni più importanti. In base a quali complicità e appoggi McCarrick ha potuto fare carriera, nonostante le denunce presenti nei suoi confronti da molti anni, e nonostante – la testimonianza Viganò è chiara in questo senso – i suggerimenti scritti tesi a punirlo presentati da Viganò stesso ai suoi superiori quando lavorava in Segreteria di Stato. (Scriveva Viganò: Papa Benedetto aveva comminato al Card. McCarrick sanzioni simili a quelle ora inflittegli da Papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario in cui abitava, gli veniva proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a pubbliche riunioni, di dare conferenze, di viaggiare, con obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza).

Complicità che sono evidentemente continuate anche dopo che Benedetto XVI avesse imposto delle restrizioni all’attività pubblica di McCarrick, e sulla cui applicazione avrebbe dovuto vigilare – come è prassi in questi casi – l’arcivescovo della diocesi interessate, cioé Donald Wuerl, che però di McCarrick era amico.

E naturalmente e tristemente restano senza risposta le domande nate dalla testimonianza Viganò in relazione al Pontefice regnante. E cioè se è vero che nel giugno 2013, in un’udienza privata, sia accaduto questo, nella testimonianza di mons. Viganò:

<Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?” Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no>.

Le domande rimaste senza risposta, da parte del Pontefice, e stranamente mai più poste da nessun giornalista, dopo i tentativi frustrati compiuti dalle colleghe Anna Matranga e Cindy Wooden, si possono riassumere facilmente “Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?”.

“È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?”.

E se è così, perché ha usato McCarrick come suo rappresentante non ufficiale in USA e all’estero, e come “suggeritore” delle nomine in USA e altrove?

Una noticina: quando è esploso il caso McCarrick i giornalisti del cerchio magico del Pontefice hanno cercato di mettere in dubbio che Benedetto XVI avesse imposto restrizioni su McCarrick. La lettera del card. Ouellet, un sostanziale autogoal, li ha smentiti clamorosamente. Adesso, assurti nell’empireo, cercano di far dire al portale Vaticano che in realtà si trattava di suggerimenti…Tipo: “eminenza stia buono se può…si tenga”. Tanto i buoni cattolici ingoiano qualunque materia.

Sul fatto che decapitato McCarrick il mccarrickismo continua, vi consiglio a leggere questo articolo su La Nuova Bussola Quotidiana.

E qui se volete c’è un breve video di commento.


SODOMIA IN VATICANO : BERGOGLIO SAPEVA . ERA TUTTA VERA LA DENUNZIA DI VIGANO'

 

VIGANÒ AI VESCOVI DEL SUMMIT: CHIEDETE CHIAREZZA SU NOMINE E OMOSESSUALITÀ. SENZA PAURA. ENGLISH TEXT TOO

SODOMIA IN VATICANO : BERGOGLIO SAPEVA . ERA TUTTA VERA LA DENUNZIA DI VIGANO'

Marco Tosatti

Cari amici di Stilum Curiae, il National Catholic Register ha organizzato un Simposium in tema di vertice sugli abusi, il vertice che si svolgerà la settimana prossima a Roma. Ha contribuito con un suo testo l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che vi offriamo nella nostra traduzione. In calce trovate il testo in inglese.


Grazie per avermi invitato a partecipare a questo simposio su “Abuso e via di guarigione” in previsione del prossimo Vertice dei vescovi in ​​Vaticano. Il mio contributo attingerà alla mia esperienza personale di 51 anni di sacerdozio.

È evidente a tutti che una causa primaria dell’attuale terribile crisi di abusi sessuali commessa dal clero ordinato, inclusi i vescovi, è la mancanza di un’adeguata formazione spirituale dei candidati al sacerdozio. Questa mancanza, a sua volta, è ampiamente spiegata dalla corruzione dottrinale e morale di molti formatori dei seminari, una corruzione che è aumentata esponenzialmente a partire dagli anni ’60.

Sono entrato in un seminario pontificio a Roma e ho iniziato i miei studi all’Università Gregoriana quando avevo 25 anni. Era il 1965, pochi mesi prima della fine del Vaticano II. Non potei fare a meno di notare, non solo nel mio stesso collegio, ma anche in molti altri a Roma, che alcuni seminaristi erano molto immaturi e che queste case di formazione erano segnate da una generale e molto seria mancanza di disciplina.

Alcuni esempi saranno sufficienti. A volte i seminaristi passavano la notte fuori dal mio seminario, poiché la supervisione era tristemente inadeguata. Il nostro direttore spirituale era favorevole all’ordinazione sacerdotale ad tempus – l’idea che il sacerdozio ordinato potesse essere uno status meramente temporaneo.

Alla Gregoriana, uno dei professori di teologia morale favoriva l’etica della situazione. E alcuni compagni di classe mi confidarono che i loro direttori spirituali non avevano obiezioni al fatto che si presentassero all’ordinazione sacerdotale, nonostante i loro peccati irrisolti e continui gravi contro la castità.

Certamente, coloro che soffrono di un’attrazione dello stesso sesso profondamente radicata non dovrebbero mai essere ammessi al seminario. Inoltre, prima che qualsiasi seminarista sia accettato per l’ordinazione, egli non deve solo cercare la castità, ma realmente realizzarla. Egli deve già vivere casto il celibato pacificamente e per un periodo di tempo prolungato, perché se questo manca, il seminarista e i suoi formatori non possono avere la necessaria sicurezza che sia chiamato alla vita celibe.

I vescovi hanno la responsabilità fondamentale della formazione dei loro candidati al sacerdozio. Qualsiasi vescovo che abbia coperto abuso o seduzione di minori, adulti vulnerabili o adulti sotto la cura pastorale di un sacerdote, inclusi i seminaristi, non è adatto a tale responsabilità o per qualsiasi ministero episcopale e dovrebbe essere rimosso dal suo ufficio.

Prego intensamente per il successo del vertice di febbraio. Sebbene mi rallegrerei molto se il vertice avesse successo, le seguenti questioni rivelano che non vi è alcun segno di una genuina disponibilità ad affrontare le vere cause della situazione attuale:

Perché l’incontro si concentrerà esclusivamente sull’abuso di minori? Questi crimini sono davvero i più orribili, ma le crisi negli Stati Uniti e in Cile che hanno in gran parte accelerato il prossimo vertice riguardano gli abusi commessi contro giovani adulti, inclusi i seminaristi, non solo contro i minori. Quasi nulla è stato detto sulla cattiva condotta sessuale verso gli adulti, che è essa stessa un grave abuso di autorità pastorale, indipendentemente dal fatto che la relazione fosse “consensuale” o meno.

Perché la parola “omosessualità” non compare mai nei recenti documenti ufficiali della Santa Sede? Questo non significa affatto che la maggior parte di coloro che hanno una inclinazione omosessuale siano abusatori, ma resta il fatto che la stragrande maggioranza degli abusi è stata inflitta a ragazzi post-puberali da chierici omosessuali. È pura ipocrisia condannare l’abuso e pretendere di simpatizzare con le vittime senza affrontare onestamente questo fatto. È necessaria una rivitalizzazione spirituale del clero, ma alla fine sarà inefficace se non affronterà questo problema.

Perché Papa Francesco mantiene e chiama addirittura come suoi stretti collaboratori persone che sono notoriamente omosessuali? Perché si è rifiutato di rispondere a domande legittime e sincere su queste nomine? In tal modo ha perso credibilità sulla sua reale volontà di riformare la Curia e combattere la corruzione.

Nella mia terza testimonianza, ho pregato il Santo Padre di far fronte agli impegni che egli stesso ha assunto assumendo il suo ufficio come Successore di Pietro. Ho fatto notare che si è assunto la missione di confermare i suoi fratelli e guidare tutte le anime nel seguire Cristo lungo la via della croce. L’ho esortato allora, e ora lo esorto di nuovo, a dire il vero, a ravvedersi, a mostrare la sua disponibilità a seguire il mandato dato a Pietro e, una volta convertito, a confermare i suoi fratelli (Luca 22:32).

Prego che i vescovi riuniti a Roma ricordino lo Spirito Santo, che hanno ricevuto con l’imposizione delle mani, e si facciano carico della loro responsabilità di rappresentare le loro Chiese particolari chiedendo fermamente, e insistendo, una risposta alle domande di cui sopra durante il vertice.

Anzi, prego che non tornino nei loro paesi senza risposte adeguate a queste domande, perché fallire su questo punto significherebbe abbandonare il proprio gregge ai lupi e permettere a tutta la Chiesa di subire conseguenze terribili.

Nonostante i problemi che ho descritto, continuo ad avere speranza, perché il Signore non abbandonerà mai la sua Chiesa.


Thank you for inviting me to take part in this symposium on “Abuse and the Way to Healing” in anticipation of the upcoming bishops’ summit at the Vatican. My contribution will draw on my personal experience of 51 years of priesthood.

It is evident to all that a primary cause of the present terrible crisis of sexual abuse committed by ordained clergy, including bishops, is the lack of proper spiritual formation of candidates to the priesthood. That lack, in turn, is largely explained by the doctrinal and moral corruption of many seminary formators, corruption that increased exponentially beginning in the 1960s.

I entered a pontifical seminary in Rome and began my studies at the Gregorian University when I was 25 years old. It was 1965, just months before the end of Vatican II. I couldn’t help but notice, not only in my own college but also in many others in Rome, that some seminarians were very immature and that these houses of formation were marked by a general and very serious lack of discipline.

A few examples will suffice. Seminarians sometimes spent the night outside my seminary, as the supervision was woefully inadequate. Our spiritual director was in favor of priestly ordination ad tempus — the idea that ordained priesthood could be a merely temporary status.

At the Gregorian, one of the professors of moral theology favored situation ethics. And some classmates confided to me that their spiritual directors had no objection to their presenting themselves for priestly ordination despite their unresolved and continual grave sins against chastity.

Certainly, those who suffer from deep-seated same-sex attraction should never be admitted to seminary. Moreover, before any seminarian is accepted for ordination, he must not only strive for chastity but actually achieve it. He must already be living chaste celibacy peacefully and for a prolonged period of time, for if this is lacking, the seminarian and his formators cannot have the requisite confidence that he is called to the celibate life.

Bishops have the paramount responsibility for the formation of their candidates to the priesthood. Any bishop who has covered up abuse or seduction of minors, vulnerable adults or adults under a priest’s pastoral care, including seminarians, is not fit for that responsibility or for any episcopal ministry and should be removed from his office.

I am praying intensely for the success of the February summit. Although I would rejoice greatly if the summit were successful, the following questions reveal that there is no sign of a genuine willingness to attend to the real causes of the present situation:

Why will the meeting focus exclusively on the abuse of minors? These crimes are indeed the most horrific, but the crises in the United States and Chile that have largely precipitated the upcoming summit have to do with abuses committed against young adults, including seminarians, not only against minors. Almost nothing has been said about sexual misconduct with adults, which is itself a grave abuse of pastoral authority, whether or not the relationship was “consensual.”

Why does the word “homosexuality” never appear in recent official documents of the Holy See? This is by no means to suggest that most of those with a homosexual inclination are abusers, but the fact remains that the overwhelming majority of abuse has been inflicted on post-pubescent boys by homosexual clerics. It is mere hypocrisy to condemn the abuse and claim to sympathize with the victims without facing up to this fact honestly. A spiritual revitalization of the clergy is necessary, but it will be ultimately ineffectual if it does not address this problem.

Why does Pope Francis keep and even call as his close collaborators people who are notorious homosexuals? Why has he refused to answer legitimate and sincere questions about these appointments? In doing so he has lost credibility on his real will to reform the Curia and fight the corruption.

In my third testimony, I begged the Holy Father to face up to the commitments he himself made in assuming his office as Successor of Peter. I pointed out that he took upon himself the mission of confirming his brothers and guiding all souls in following Christ along the way of the cross. I urged him then, and I now urge him again, to tell the truth, repent, show his willingness to follow the mandate given to Peter and, once converted, to confirm his brothers (Luke 22:32).

I pray that the bishops gathered in Rome will remember the Holy Spirit, whom they received with the imposition of hands, and carry out their responsibility to represent their particular Churches by firmly asking for, and insisting on, an answer to the above questions during the summit.

Indeed, I pray that they will not return to their countries without proper answers to these questions, for to fail in this regard would mean abandoning their own flocks to the wolves and allowing the entire Church to suffer dreadful consequences.

Despite the problems I have described, I continue to have hope, because the Lord will never abandon his Church.

Fonte: STILUM CURIAE – MARCO TOSATTI