Phil Lawler, il direttore di Catholic World News, ha appena scritto un nuovo libro, che si intitola The Smoke of Satan, Il Fumo di Satana. Chi conosce l’inglese può leggere un brano del testo cliccando su queste parole. Ne abbiamo tradotto una parte, che ci sembra interessante in questi giorni, in cui sulla Chiesa in generale, e su quella degli Stati Uniti in particolare si stanno addensando nuvole minacciose, sia da un punto di vista giudiziario che di perdita di fiducia da parte dei fedeli. Leggiamo insieme queste righe. La sottolineatura è nostra.

Come Hillaire Belloc ha giustamente fatto notare, la “Chiesa cattolica è un’istituzione che io sono tenuto a considerare divina – ma per i non credenti una prova della sua divinità potrebbe essere trovata nel fatto che nessuna istituzione meramente umana condotta con una tale disonesta imbecillità sarebbe durata quindici giorni”. Disonesta imbecillità: sono parole dure. Ma nel 2018 i fedeli cattolici usano quel tipo di linguaggio per descrivere la scioccante cattiva condotta dei vescovi, specialmente in risposta allo scandalo degli abusi sessuali. I nostri vescovi hanno tradito la nostra fiducia; una corruzione profonda e pervasiva all’interno della gerarchia è stata portata in luce. Come ha ricordato l’arcivescovo Thomas Wenski di Miami, in un’omelia di settembre, “il nostro popolo crede ancora in Dio; ma non crede in noi”. In che modo i nostri vescovi hanno perso la fiducia dei fedeli e come riparare il profondo danno alla Chiesa. Questo libro è stato scritto per rispondere a queste domande.

A un certo livello, la prima domanda può essere risolta semplicemente. I vescovi hanno perso la nostra fiducia perché erano – e si è dimostrato – disonesti. Hanno coperto le prove di abusi sessuali e hanno ingannato il pubblico affermando che il problema era stato risolto. Ancora peggio, la loro disonestà continuò anche dopo che la loro negligenza era stata dolorosamente, completamente esposta. Lo stesso tipo di occultamenti che hanno scioccato i fedeli quando sono stati portati alla luce nel 2002 sono stati portati alla luce ancora una volta nel 2018, e questa volta i fedeli, che avevano avuto l’assicurazione che i vescovi avevano imparato la lezione, si sono indignati nell’apprendere che l’inganno era continuato. L’abitudine alla disonestà, sosterrò, è stata costruita nella gerarchia cattolica attraverso anni di evitare conflitti, gestire il controllo dell’informazione e preservare le apparenze, il tutto motivato da un forte desiderio di evitare di affrontare alcuni problemi fondamentali. Per preservare una facciata di unità, i vescovi hanno deliberatamente ignorato le profonde divisioni tra i fedeli: divisioni su questioni di dottrina teologica, pratica morale e disciplina canonica. Come risultato di questa negligenza, nel corso degli anni la dottrina cattolica è diventata confusa, la pratica morale lassista e la disciplina all’interno dei ranghi praticamente inesistente. Già nel 1972, Papa Paolo VI riconobbe i problemi sorti in tutta la Chiesa universale sulla scia del Concilio Vaticano II: “l’ondata crescente di profanità, di desacralizzazione, di secolarizzazione che vuole confondere e travolgere il senso religioso nel segreto del cuore, nella vita privata, o anche nelle affermazioni della vita pubblica”. Questi mali non provenivano esclusivamente da fuori della Chiesa, avvertì Papa Paolo; “Attraverso una fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”.

Giustamente Phil Lawler centra il suo lavoro sulla Chiesa che è negli Stati Uniti. Ma abbiamo quasi quotidianamente prove e segnali che quel tipo di comportamento è diffuso in molte Chiese particolari, e, soprattutto, a livello di Chiesa centrale, a Roma. Le tre testimonianze dell’arcivescovo Viganò sono estremamente chiare, su questo punto; fanno nomi, citando responsabilità precise, e documenti. Ancora una volta dobbiamo purtroppo sottolineare che nessuna risposta è venuta; né dai numerosi prelati delle gestioni passate e di quella presente chiamati in causa, né dal vertice. Così come dobbiamo ricordare che il Pontefice regnante ha negato quella che era la principale richiesta dei vescovi americani: e cioè un’inchiesta condotta dal Vaticano sullo scandalo del cardinale McCarrick. Un’inchiesta che avrebbe potuto far luce in maniera completa e autorevole, aprendo tutte le porte e i dossier. Negarla è stato interpretato come una forma di ostruzionismo.

Ma invece di rispondere a questioni semplici e dirette si preferisce evocare figure come quelle del Grande Accusatore. Qualche giorno fa il Pontefice ha detto: “In questo momento ci sta accusando fortemente, e questa accusa diventa anche persecuzione”. Il discorso, alla fine del Sinodo, si conclude con un invito alla preghiera e alla penitenza “E per questo è il momento di difendere la Madre: e la Madre la si difende dal Grande Accusatore con la preghiera e la penitenza. Per questo ho chiesto, in questo mese che finisce tra pochi giorni, di pregare il Rosario, pregare San Michele Arcangelo, pregare la Madonna perché copra sempre la Madre Chiesa. Continuiamo a farlo. E un momento difficile, perché l’Accusatore tramite noi attacca la Madre, e alla Madre non la si tocca. Questo volevo dirlo di cuore al finale del Sinodo”.

Giustissimo. Ma forse la Madre si difende anche con mezzi umani: chiarezza e trasparenza, e rispondendo alle domande che vengono poste; e che invece, se eluse o lasciate cadere, generano sfiducia. Proprio quella sfiducia di cui parla Lawler, e che sta diffondendosi a macchia d’olio nel mondo cattolico.

Commentando le parole del Pontefice un commento di Avvenire chiosava: “Perché è proprio in questa effige di accusatore, in questo ruolo che gli è proprio, che oggi mostra il suo zampino sotto i panni lucenti dell’angelo purificatore dal piedistallo d’improvvisati sant’uffizi”. Ancora una volta il commento, che proviene da chi respira l’aria di Santa Marta, sembra dire che lo scandalo viene dalla denuncia, e non dalle azioni orrende di presbiteri e Pastori. Se non è clericalismo allo stato puro…

Saranno anche “improvvisati sant’uffizi”, ma sempre più benevoli di quelle che saranno le inchieste federali che stanno maturando negli Stati Uniti, o quella richiesta da un esposto di legali alla magistratura in Germania; e che non sarà possibile evitare nascondendosi dietro il silenzio.

Saremo degli ingenui, ma vediamo di più l’opera del nemico dell’umana natura negli abusi, nelle coperture, nelle complicità e nei silenzi ad ogni livello che nelle accuse, specialmente in quelle fatte a viso aperto, da uomini. Quindi non siamo di fronte a “Un linguaggio di scherno e di odio verso i fratelli (come anche quello di tanti pulpiti digitali che si dicono cattolici)”, e neanche a “la maldicenza, «le chiacchiere»”. Ma abbiamo un linguaggio chiaro e aperto, che attende risposta. Si conclude il commento di Avvenire con un’ultima considerazione: “Ma ce n’è anche un’ultima (cosa, n.d.r.) da fare con «lo ’mperador del doloroso regno»: «Non dialogare con lui», perché con lui non si dialoga. Mai”.

Strana osservazione, che contrasta con quella di un grande Pontefice, Pio XI, che nel 1929 disse: “Quando si trattasse di salvare qualche anima, di impedire un maggior danno delle anime, ci sentiremmo il coraggio di trattare col diavolo in persona”. E lo stesso concetto ci espresse molti anni fa il cardinale Agostino Casaroli: per il bene della fede e delle anime si parla anche con satana. E in fondo oggi, non si tratta di dialogare con il demonio: si tratta soltanto di rispondere con onestà – l’onestà di cui parla Lawler, e la cui mancanza ferisce, quella sì, più di tanti farfugliamenti astrusi e misticheggianti, la vita e l’unità della Chiesa – alle testimonianze dell’arcivescovo Viganò. Poche parole, sì sì, no no.

IL FUMO DI SATANA, NUOVO LIBRO DI PHIL LAWLER. LA “DISONESTÀ IMBECILLITÀ” DEI RESPONSABILI DELLA CHIESA.

Fonte: Stilum Curie