Tratto da: La Nuova Bussola Quotidiana

di Stefano Fontana

Il governo Draghi ha Elena Bonetti alla guida del Ministero della Famiglia, la cui dicitura completa è “Ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia”. Nel programma esposto dalla renziana Bonetti, le Pari Opportunità (diritti soggettivi e individuali) si mangiano la famiglia. Prova ne è che l’assegno per il figlio andrà anche ai bambini adottati da coppie gay (con il beneplacito del senatore Pillon)

Tutti ricordiamo che nel discorso programmatico di Mario Draghi in parlamento non si parlava minimamente di famiglia. E invece, con un gioco di prestigio, il ministro Elena Bonetti annuncia in una intervista di ieri a La Stampa che sta preparando un Family Act con numerosi interventi per la famiglia: progetti antiviolenza sulle donne, parità salariale di genere, fiscalità agevolata, imprenditoria femminile, assegno unico per il figlio. Ma cosa intende il ministro Bonetti per famiglia?

Il ministero presieduto dalla renziana Bonetti non si chiama “ministero per la famiglia”, ma “ministero per le pari opportunità e la famiglia”. La chiave di interpretazione della famiglia sono quindi le pari opportunità di genere. Le quali non condurranno mai alla famiglia, o condurranno ad una famiglia deformata, non più famiglia. Il motivo è molto semplice. I diritti che stanno alla base delle pari opportunità sono diritti soggettivi e individuali, non presuppongono la coppia, ma pretendono di essere essi i presupposti della coppia. Questa nasce dal patto – di fatto o giuridico è oggi considerato lo stesso – tra due individui che, nel patto, vantano una parità da individuo a individuo. Partendo dalla parità di genere si arriva alla somma 1 + 1 ma non alla famiglia, perché la famiglia precede gli individui che la compongono. Non sono essi, sommandosi, a costituire la famiglia sulla base delle loro relazioni individuali – compresa quella della parità di genere – ma è la famiglia a costituirli. La prova è che se si parte dalla famiglia fondata sul matrimonio e solo in seguito si considera la problematica della parità di genere tra moglie e marito, questa verrà vista in modo completamente diverso: non più un rapporto rivendicativo tra due individui, ma relativo all’essere cellule diverse e complementari di un organismo. È tutto un altro mondo.   

Sulla base della sua (errata) visione della famiglia, il ministro Bonetti imposta malamente anche la cosiddetta questione del “femminicidio”, tra le principali preoccupazioni dell’annunciato Family Act. Il problema della cosiddetta violenza sulle donne non si risolve con la parità di genere impostata come vorrebbe il ministro, ma con il recupero della famiglia quale essa deve essere. Invece, capita oggi che la violenza sulle donne viene attribuita alla mancanza di parità di genere a causa proprio della persistenza della famiglia tradizionale che sarebbe maschilista. Si usa il femminicidio contro la famiglia. Se si considerano uomo e donna come marito e moglie alla luce della famiglia fondata sul matrimonio, si risolve anche la parità di genere perché viene inserita in un contesto familiare indisponibile agli stessi due sposi e non frutto di rivendicazioni individuali. La parità di genere non fonderà mai i due in qualcosa di superiore a loro stessi, ossia nella famiglia della cui logica vivere, ma li lascerà sempre e solo al livello di due individui che combattono per i loro diritti individuali, avendo talvolta la meglio e talaltra la peggio.

Questi due individui possono essere indifferentemente dello stesso genere o di genere diverso e in ogni caso si parlerà di parità di genere, perché essi non sono che individui che si autodeterminano nei loro diritti, e possono farlo in un modo come in un altro. Quindi sulla base della parità di genere tutte le unioni sono famiglia e tutte possono avere figli. Nella intervista a La Stampa richiamata sopra, Il ministro Bonetti ha anticipato che il suo Family Act conterrà anche un assegno per il figlio, indipendentemente dalla tipologia della coppia a cui è assegnato e indipendentemente dalla modalità tecnica in cui è stato  concepito. Del resto, perché stupirsi? Sappiamo tutti – lo sapevano anche i cattolici che l’hanno votata – che, dopo la legge Cirinnà, per l’ordinamento italiano tutte le unioni sono famiglia e quindi ogni Family Act riguarda automaticamente, senza che sia necessario specificarlo, ogni tipo di unione.

Tutti i bambini sono uguali, ha detto il ministro con l’appoggio, su questo punto, anche del senatore Pillon nello stesso numero de La Stampa. Anche un battagliero attore dei Family Day come Pillon oggi accetta che l’assegno per il figlio sia dato a qualsiasi unione. Ben venga l’aiuto ai bambini, ma non tramite le unioni civili che non sono famiglia. Con la Cirinnà in campo, però, così è: ogni intervento fatto per la cosiddetta famiglia va anche contro la vera famiglia, ogni presunto bene fa necessariamente anche del male, ogni provvedimento costruttivo è anche decostruttivo. Il senatore Pillon annuncia da parte sua proposte di fisco a misura di famiglia e contributi a giovani coppie … ma quali famiglie e quali giovani coppie? Egli parla di famiglia, ma cosa intende? Se da un lato fa proposte per la famiglia e dall’altro è d’accordo con l’assegno unico per tutte le unioni, comprese quelle lgbt, di cosa sta parlando? La Cirinnà ci ha messo tutti in gabbia, compreso Pillon. La differenza è che alcuni vogliono rompere la gabbia e altri no.

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