Qualche giorno fa Stilum Curiae si è occupato di un incontro che il Pontefice regnante ha avuto con alcuni uomini politici sud-americani, di sinistra, con tema la situazione di Ignazio Lula, l’ex presidente del Brasile condannato per corruzione in due gradi di giudizio nel suo Paese. I contenuti dell’incontro e alcune dichiarazioni del Pontefice sulla “persecuzione” che Lula starebbe subendo sono stati resi noti, e non smentiti, per scritto, da alcuni dei protagonisti. L’articolo aveva suscitato reazioni di vario tipo; e non mancavano quelli che pur di difendere il Pontefice, negavano l’autenticità delle dichiarazioni, anche se rese pubbliche da chi c’era, e mai negate o corrette. Torniamo sull’argomento, sempre grazie alla sollecitudine e alla cortesia di un lettore, F.M. per informare di un seguito, pubblicato dal sito tedesco katholisches.info che dimostra come l’episodio Lula non sia un episodio, ma un tassello di un mosaico in cui il Pontefice appare come un sostenitore di alcuni dei protagonisti più estremi e discutibili del mondo della sinistra sua-americana. Tanto da far titolare l’articolo “Colpo di stato nel nome del Papa“.

L’articolo tedesco prende lo spunto dall’analisi compiuta su un giornale argentino, “Noticias” da un analista politico e docente universitario, Claudio Fantini. Dopo la pubblicazione delle dichiarazioni su Lula, una parte dei media ha cercato di sminuire i fatti o di giustificarli. Altri però, osservando una continuità di comportamento, vedono nella posizione papale un’interferenza in questioni interne negli stati di mezzo continente. Si ritiene che non si tratti solo di un’interferenza limitata a una singola questione, ma che questa sia la manifestazione ripetuta di un preciso orientamento ideologico. Una cosa che fin qui nessun Pontefice aveva fatto. “Qualcuno ha espresso la preoccupazione che in ragione del sostegno del Papa, potrebbero esserci disordini e persino tentativi di rovesciare il governo”, scrive Katholisches.info.

La questione, come dicevamo, è stata esaminata sulle pagine del periodico argentino Noticias, edizione del giorno 11 agosto, dall’analista politico Claudio Fantini. “La dittatura secondo Francesco. I gesti del Papa“, è il titolo del dell’articolo di Fantini, titolare della cattedra in Scienze Politiche presso l’Università privata argentina Universidad Empresarial Siglo 21, con sede in Cordoba. Oggetto dello scritto sono le “critiche” mosse dal Papa contro “i governi neoliberali, i quali perseguitano gli uomini di governo che curano gli interessi dei popoli”.

<Il papa riceve (in udienza n.d.t.) “sindacalisti, attivisti e politici ai quali chiede di non rendere pubbliche sulla rete le immagini (degli incontri n.d.t.). Qualche volta però dimentica di chiedere di non riferire quello che viene detto. Sulla maggior parte di questi incontri cala in genere il silenzio ma ve ne sono alcuni che, una volta usciti dal Vaticano, raccontano ai media che “il Papa ha detto questo e questo”.

“La summa di questi resoconti restituisce chiaramente l’immagine di un Papa che, nelle circostanze politiche attuali in America Latina, aderisce a un preciso orientamento ideologico”.

Gli araldi della sinistra per una teoria della cospirazione.

C’è di più. Francesco sembra non tanto aderire a questo orientamento, quanto essere uno dei suoi “araldi”. E’ una visione secondo la quale in America Latina le “dittature neoliberali” perseguitano i leader che “difendono le cause dei popoli”. In altri termini, si afferma che le dittature neoliberali perseguitano le autentiche “guide del popolo” facendone dei “prigioneri politici”.

Secondo Fantini, Papa Francesco si è spinto fino a diffondere l’idea che il processo corruttivo è guidato direttamente da Washington, allo scopo di sottomettere la regione mediante modelli economici che promuovono l’oppressione delle masse, al tempo stesso (neutralizzando n.d.t.) con la prigione i governanti che si oppongono al “capitalismo disumano”.

La solidarietà espressa all’ex presidente basiliano Lula da Silva si colloca all’interno di questa visione. Lo stesso valse per l’ex presidente e capo di stato argentino Cristina Kirchner, che vide chiudersi un’inchiesta aperta nei suoi confronti. Papa Francesco prese le parti anche del politico argentino appartenente alla sinistra peronista Fernando Esteche e del leader indio della sinistra Milagro Sala. Esteche è a capo del movimento di estrema sinistra patriottico e rivoluzionario, Quebracho. Sotto la sua direzione il gruppo è divenuto un bacino di raccolta per gli ex guerriglieri delle organizzazioni terroristiche Montoneros ed ERP, e di altre di orientamento marxista-leninista e trozkista. E’ stato condannato per i gravi danneggiamenti avvenuti nel corso delle proteste contro il fondo monetario internazionale e la politica israeliana in Libano. Il suo primo arresto risale al 2017.

Milagro Sala è la leader dell’organizzazione Tupac Amaru e co-fondatrice della confederazione sindacale centrale Argentina (CTA), nella quale si ritrovano tutte le varietà della sinistra radicale. Il sindacato abbraccia correnti che spaziano dai cristiano sociali ai peronisti fino a comunisti e trozkisti, ed è associata alla confederazione sindacale internazionale. Sala è legata alla sinistra del Frente para la Victoria (Fronte per la vittoria) di Cristina Kirchner, per la quale è stata deputato nello stato del Jujuy fino al 2015. Nel 2016 è stata arrestata per le proteste contro un governatore dell’unione civica radicale (UCR). L’unione civica appartiene all’internazionale socialista, ma anche alla maggioranza parlamentare del presidente in carica Mauricio Macri. Per comprendere meglio, si deve ricordare che nel conflitto tra il governatore dell’ UCR Gerardo Morales e Milagro Sala prende corpo il conflitto tra la sinistra radicale e quella istituzionalizzata. Si tratta di un conflitto non solo di natura ideologica, ma anche motivato da questioni di potere. Sala è stata condannata a tre anni di carcere. Tra i capi d’accusa, appropriazione indebita, la fondazione di un’organizzazione illegale, il tentato omicidio e minacce gravi. I suoi sostenitori e simpatizzanti politici come Cristina Kirchner vedono in Sala la vittima della “giustizia politica”.

Un pretesto per neutralizzare gli autentici leader del popolo.

Tra gli ex presidenti latino americani che sono stati condannati o indagati per corruzione, vi è anche l’ex presidente equadoregno Correa. Fantini afferma che secondo l’interpretazione di Papa Francesco, le accuse di corruzione sono solo un pretesto utilizzato dalle dittature neoliberali per neutralizzare l’opposizione della leadership (di sinistra n.d.t.) alla politica economica americana in America Latina.

I contatti argentini in Vaticano, così Fantini, sono facilitati, tra gli altri, dal sindacalista e filo-Kirchner Gabriel Mariotto. È così che Francesco si è convinto che il governo del presidente Mauricio Macri è paragonabile a un “regime liberticida” e alla “più giovane dittatura militare”.

Fantini denuncia un abbrutimento del linguaggio. Quando un giornalista, un intellettuale o un politico usano la parola “tradimento” per descrivere i rapporti tra il presidente americano Trump e il presidente russo Putin, è una cosa. Ma quando lo fa l’ex capo della Cia John Brennan, allora deve essere assolutamente sicuro, oppure deve astenersi dall’usare quella parola.

Lo stesso discorso vale per la parola “dittatura”. Se un politico di importanza marginale o attestato su posizioni estremiste utilizza un tale concetto, è una cosa. E’ una cosa completamente diversa se lo fa il Papa.

Il pericolo di un colpo di stato in nome del Papa.

Fantini critica il linguaggio “sproporzionato” utilizzato dal Papa quando parla di “dittatura” e di “capitalismo inumano”, o quando definisce la condanna per corruzione comminata da un tribunale regolare alla stregua di un “pretesto” per “neutralizzare chi difende il popolo contro l’imperialismo”. Il Papa parla di “dittature” in relazione a istituzioni legittime mentre non ricorre a questo concetto quando si tratta di regimi come quello di Nicolas Maduro in Venezuela o del regime comunista a Cuba.

Fantini continua: la scelta terminologica del Papa determina una banalizzazione del termine “dittatura”. “Il pericolo maggiore sono le conseguenza di una tale banalizzazione“, afferma l’esperto in questioni politiche. Fantini ricorda che nella Chiesa Cattolica fu San Tommaso d’Aquino a elaborare il concetto della legittima ribellione al tiranno. “Proprio questo è ciò che cercano alcuni degli ex presidenti dell’America Latina denunciati per corruzione: il disordine sociale”.

Fantini intravvede un pericolo di fondo: che possano essere provocate delle rivolte. Coloro i quali, secondo il parere del politologo, “utilizzano le loro argomentazioni come fossero fosforo” potranno ora chiamare a sostegno il Papa>.

Siamo di fronte a una deriva sempre più evidente, in senso politico, del Pontificato? Non è un’ipotesi da escludere; e le posizioni prese dal Pontefice, e soprattutto dai più frementi e furiosi membri del “Cerchio Magico” in tema di Europa, politiche nazionali, sovranità e migrazioni fanno rimpiangere l’equilibrio, la saggezza e la prudenza di altri pontefici, così come un uso meno parziale e tendenzioso delle Scritture. Nelle mani di qualcuno, il Vangelo assomiglia sempre di più al Libretto Rosso prefetto da Lin Ciao…

Fonte: Marco Tosatti, Stilum Curiae