Marco Tosatti

L’accordicchio segreto (ma perché mai segreto? Non siamo la Chiesa della trasparenza e della riforma, che cosa sono questi segreti da Chiesa preconciliare, lefebvriana, lontana dal popolo, senza odore di pecore?) con Pechino sta già portando risultati. I frutti del dialogo si vedono, e infatti possiamo godere di qualche esempio di rieducazione pubblica stile Laogai. Se ne è accorto Romana Vulneratus Curia, che ci ha mandato – era ora che uscisse dal sonno! – questa pregevole riflessione. Leggete e meditate di quanta misericordia è intrisa la nostra madre Chiesa al tempo della Misericordia.

<Caro Tosatti, ho letto su Vatican Insider le dichiarazioni del primo pentito per aver firmato la famosa Correctio, lo “studioso Giuseppe Reguzzoni” (dal titolo dell’articolo qui allegato). Ho letto e riletto detta intervista perché è curiosamente piena di contraddizioni e la mia impressione è che l’intervistato firmatario pentito, più che pentito possa esser stato un “infiltrato” (pronto a pentirsi?). Perché altrimenti avrebbe firmato visto che si dichiara: separato da anni dalla moglie; antitradizionalista; non sembra aver neppure letto o capito la Correctio, visto che non sa, o finge di non sapere, che non è affatto un’accusa al Pontefice di eresia (che lo dica Tornielli, che probabilmente non l’ha letta, passi, ma Reguzzoni l’ha firmata).

Faccio due considerazioni. La prima è sull’autore dell’intervista (Andrea Tornielli): è sorprendente cosa ha dovuto pubblicare pur di fare l’intervista al “pentito”, è costretto a rendere pubblici e palesi, in un certo modo a confermare e avallare gli errori di Amoris Laetitia, riprendendo le dichiarazioni dell’intervistato. Ne scelgo un paio: “Come molti nella Chiesa, ho vissuto l’uscita di Amoris Laetitia come una rottura con una tradizione millenaria, …come un cedimento al mondo, come un tradimento”.

Perbacco,mi son detto, Tornielli non diventerà mai direttore dell’Avvenire dopo questa intervista. Un’altra considerazione su un punto dell’intervista dove Reguzzoni spiega che (riassumo per brevità, ma trovate l’originale nel link): “Amoris Laetitia è un documento lungo e farraginoso…, ma almeno pone un problema vero…(ma) Amoris Laetitia pensa di risolvere tutto con una notarella ambigua, certo non con un gran segno di coraggio”.

Alla straziante domanda di Tornielli piena di dolore per la Chiesa ed il Papa: “Perché avete accusato il Pontefice di eresia?”, il nostro “studioso” sorprendentemente non risponde (nella Correctio non c’è nessuna accusa al Papa di eresia, era facilissimo rispondere), ma prende invece in giro il mondo tradizionalista, secondo lui “sempre più diviso in gruppi e gruppuscoli, ognuno dei quali sempre più chiuso in se stesso…”. Ma una considerazione interessante la dà connotando i firmatari della Correctio, che di fatto secondo lui sono incapaci di esser solidali con chi è perseguitato o soffre (si legga l’originale). Così lo “studioso” conclude che la Correctio ha aumentato la confusione nella Chiesa. Confusione nella Chiesa? Lei Tosatti che impressioni ha? …>.

 RVC

Caro Romana Vulneratus Curia, di considerazioni ne ho un paio. La prima è la lettera che mi ha inviato un lettore, un professionista, indignato. Ve la giro:

“Tornielli per sputtanare la Correctio pubblicizza il pentimento pubblico di un ricercatore che si trova in uno stato di sofferenza umana per la separazione dalla moglie e che dice espressamente di essere stato tagliato fuori da università e case editrici cattoliche per la sua scelta di firmare…

Una iena………: la vera notizia non è infatti il ricercatore che si pente, ma la terra bruciata che la chiesa misericordiosa gli ha fatto attorno!!

E non sarà forse che il pentimento pubblico sia anche dettato dalla fame???

Che squallore…. (Tornielli, non il povero ricercatore!)

E’ un pò quello che fanno con i sacerdoti cinesi disperati che parlano bene dell’accordo vaticano…”.

Sulla confusione. Ne ho scritto mille volte, e chi legge Stilum Curiae sa che penso che la confusione sia voluta, finalizzata a creare sconcerto, esattamente il contrario di quello che sarebbe il primo dovere di un romano Pontefice: confermare, non confondere. Dalla confusione non nasce nessuna unità.

Ma ormai siamo all’ufficializzazione della confusione. Se ne è accorto anche l’ultrà bergogliano, il compañero Luis Badilla, direttore del sito para vaticano Il Sismografo.

Ecco che cosa scrive su un episodio di qualche giorno fa: in cui il Pontefice ha fatto interessanti aggiunte improvvisate durante un discorso; che però non sono state registrate dalla versione ufficiale vaticana:

“Consideriamo però nostro dovere dire che questo modo di agire nella diffusione del magistero del Papa, almeno in alcune circostanze, è un errore che finirà per generare equivoci, casi mediatici e polemiche assurde, inutili e non necessarie in un momento come questo. Se il Papa parla a gruppi, piccoli o grandi è evidente che quanto dice, sia che legga un testo preparato sia che improvvisi, sono contenuti necessariamente pubblici e non si può fare altrimenti; solo nel caso di un’udienza privata questa consequenzialità non avviene.
Un testo pubblico, letto come preparato, va pubblicato come ufficiale e le eventuali aggiunte a braccio, non appena trascritte ed elaborate, vanno pubblicate insieme all’originale preparato, è così che finora si è sempre fatto.
La dicitura: VALE SOLO QUANTO PRONUNCIATO, SALVO INDICAZIONI DIVERSE, crea confusione e i fatti di giovedì scorso ne sono la prova tangibile. Quel giorno, in serata, circolavano due discorsi del Papa al Laterano: quello pronunciato e quello riportato dai giornalisti con contenuti che non hanno avuto mai l’ufficialità.
“Quanto pronunciato” dal Papa, in atti aperti e non riservati, è di per se pubblico e la modalità “salvo indicazioni diverse” non è sostenibile nel mondo dei media oggi. Si rischia che ogni qualvolta sarà applicata la modalità  “salvo indicazioni diverse” nascerà un caso mediatico, soprattutto se la materia è sensibile. 
7) A questo punto ci chiediamo dunque cosa possono citare non solo i giornalisti, ma anche gli studiosi o i ricercatori che siano alla ricerca di una fonte autorevole? Cosa sarà vero o attendibile nel caso di contraddizioni: il testo pubblicato su vatican.va, che magari non coincide con quanto alcuni testimoni riportano ma che comunque rappresenta la fonte ufficiale del Vaticano, o i testi prodotti da giornalisti che hanno assistito alle parole a braccio e magari le hanno anche registrate?
Non si tratta di una questione da poco, che riguarda capricci burocratici, da passacarte. Si tratta di una cosa seria, che chiama in causa l’autorevolezza delle fonti e l’inequivocabilità delle parole del Pontefice; sarebbe meglio evitare di accrescere confusione e polemiche”.

Quindi la confusione non è un’invenzione. C’è, ed è voluta. Punto.




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