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CINA-VATICANO. VOCI SULLA FIRMA IMMINENTE DELL’ACCORDO. PECHINO DECIDERÀ SULLA NOMINA DEI VESCOVI?

Marco Tosatti

Si infittiscono le voci della firma imminente o comunque a breve termine di un accordo sulla nomina dei vescovi fra il governo di Pechino e La Santa Sede. Come è noto questo eventuale accordo , in cui si permetterebbe al governo dittatoriale e comunista cinese di influire in maniera decisiva sulla scelta dei Pastori delle diocesi ha creato e crea molte perplessità e resistenze nel mondo cattolico, dentro e fuori la Cina. Anche perché vedrebbe la luce in un momento in cui il regime è attivamente impegnato a ridurre i margini esigui di libertà delle religioni tutte. Ma vediamo che cosa scrive il M° Aurelio Porfiri nei suoi Dispacci.

Imminente la firma dell’accordo Pechino-Santa Sede?

Secondo il filippino “inquirer.net”, in un articolo dal titolo “China, Vatican agreement imminent: Taiwan ministry” , un accordo fra Cina e Vaticano starebbe per essere firmato in settembre o ottobre. Queste informazioni sono state rivelate dal ministro degli esteri di Taiwan che le avrebbe ottenute da molteplici fonti. L’informazione è stata poi ripresa da molti organi di stampa. L’accordo prevedrebbe che la Cina riconosca il Papa come capo della Chiesa Cattolica in cambio di un controllo del governo comunista sulla nomina dei vescovi. Cioè i candidati potenzialmente critici dello status quo (cioè di azioni di un governo comunista-ateo ed estremamente restrittivo in materia di religione) sarebbero scartati. E questo accordo arriverebbe anche in un periodo in cui il controllo sulla religione in Cina non solo non si è allentato, ma anzi si è di molto intensificato. Lo dico da indegno Cattolico che ama la Cina: se l’accordo è come viene descritto, non sarà un segno di risanamento, ma una ferita profonda che rischia di non rimarginarsi mai. Veni Sancte Spiritus…

Un parere autorevole sulla sinicizzazione come la intende Pechino….

Il padre Jean Pierre Charbonnier è un notissimo sinologo francese. Bontà sua, ha letto i miei ultimi articoli in cui parlavo della difficoltà nel concepire a che cosa tenda la sinicizzazione. Mi ha mandato una replica in francese che offro in traduzione: “È un dato di fatto che l’espressione della fede nella tradizione culturale cinese non risale ad oggi e può assumere molte forme. È vero che molti cinesi a Singapore e Hong Kong apprezzano il gregoriano. Il coro della chiesa di Beitang a Pechino con vero piacere canta l’Alleluia di Handel. Ma il governo cinese ha scarso interesse per questi aspetti culturali. La sinicizzazione in politica significa sottomissione assoluta al Partito e al suo leader. L’unico elemento di sinicizzazione è l’uso improprio degli standard confuciani di assoluta obbedienza dei sudditi al sovrano. Una legione di martiri cinesi ha testimoniato che Dio solo è Onnipotente, che deve essere amato sopra tutto, che quell’amore che libera dai vincoli del sistema patriarcale sanzionato precedentemente con il sacrificio in onore degli antenati. La pietà filiale confuciana (xiaodao) può effettivamente prosperare nella relazione trinitaria del Figlio al Padre da cui viene la via dell’amore e del perdono. Il rispetto per i genitori e per le autorità civili arrivano solo al 4 ° comandamento. Solo Dio Amore salva. La legge e i riti possono solo aiutare a testimoniare”. Bel messaggio, da una persona che ha studiato il rapporto fra Cina e Cristianesimo per una vita.

I Cinesi? Esecutori. Ma se li sposti dai binari si fermano.

Riprendo ancora da “Pillole di Cina” di Massimo Donda: “Questi lavoratori (che hanno solo il potere di fare) appaiono completamente spiazzati quando si tratta di prendere la benché minima decisione a fronte di una variazione nelle condizioni al contorno. Si irrigidiscono, abbandonano il processo a se stesso interrompendo l’esecuzione della procedura, non sanno cosa fare per recuperare il controllo della situazione, spesso non chiedono neppure l’intervento di qualcuno che li aiuti a trarsi d’impiccio”. In effetti chi vive in Cina ha sempre presente questa impressione, l’incapacità di ragionare “outside the box”. Joseph Needham studiò questo fenomeno, e cioè di come la Cina improvvisamente aveva perso la dote della creatività che le era stata propria in precedenza. Sono ottimi esecutori (ed imitatori, ma su questo ci sarebbe da dire) ma hanno bisogno di muoversi in un percorso ben definito e prevedibile.

Libertà di stampa, oggetto sconosciuto in Cina

Tempo fa ho inviato alcuni miei articoli sulla Cina ad alcuni amici sparsi per il mondo tramite e-mail. Uno che vive a Pechino mi ha detto che un mio articolo apparso su “AsiaNews” non lo poteva aprire in quanto in Cina non è possibile accedere a questi sito. Ricordo che negli anni in cui insegnavo a Shanghai a molti siti cattolici, compreso quello del Vaticano, non si potevano accedere.

Proprio “AsiaNews” con un articolo a firma del suo direttore Bernardo Cervellera informa su nuove misure restrittive per la evangelizzazione online: “D’ora in poi sarà proibito evangelizzare on-line. L’Amministrazione statale per gli affari religiosi ha diramato da ieri alcune regole per le attività religiose via internet che vietano la diffusione di cerimonie religiose in streaming (in diretta su internet), comprese la preghiera, il predicare e perfino il bruciare incenso. Le nuove regole proibiscono pure alcuni contenuti sensibili: è bandito postare la minima critica alla leadership del Partito e alla politica religiosa ufficiale; promuovere la partecipazione di minori alle cerimonie religiose, usare la religione per rovesciare il sistema socialista. Le nuove regole sono pubblicate sul sito di informazione giuridica del governo cinese, sotto il titolo “Misure per la gestione di informazioni religiose su Internet”. Esse sono ancora in bozza, e attendono commenti dal pubblico, ma come avviene quasi sempre, la bozza è in pratica il testo definitivo. Le “Misure…” sono suddivise in cinque capitoli e contengono in tutto 35 articoli. I cinque capitoli trattano delle regole generali, dell’approvazione per i servizi di informazioni religiose on-line, della gestione, della responsabilità legali e alcune disposizioni supplementari”. La Cina si apre e chiude come una porta scorrevole….

Persecuzione dei cristiani, continua ancora in Cina. Eccome. 

Articolo del “New York Post” del 10 settembre (ripreso da “Associated Press”che parla delle correnti difficoltà dei cristiani in Cina. Offro la mia traduzione italiana di una parte di questo articolo: “Sotto il presidente Xi Jinping, il più potente leader cinese dopo Mao Zedong, i credenti vedono le loro libertà ridursi drammaticamente anche se il paese sta facendo esperienza di una rinascita religiosa. Esperti e attivisti affermano che mentre consolida il suo potere, Xi sta conducendo la più severa soppressione sistematica del cristianesimo nel paese da quando la libertà religiosa è stata scritta nella costituzione cinese nel 1982. [Bob] Fu [responsabile di ChinaAid] inoltre ha fornito riprese video di quelle che sembravano pile di Bibbie infuocate e documenti che affermavano che i firmatari avevano rinunciato alla loro fede cristiana. Ha detto che è la prima volta dalla rivoluzione radicale di Mao del 1966-1976 che i cristiani erano stati costretti a fare tali dichiarazioni, delle vere e proprie abiure, per paura dell’espulsione dalla scuola e della perdita delle prestazioni sociali. Un pastore cristiano nella città di Nanyang, in Henan, ha detto che croci, Bibbie e mobili sono stati bruciati durante un’incursione nella sua chiesa il 5 settembre”.

Purtroppo è difficile prevedere una via d’uscita da questa situazione. Un eventuale accordo fra Pechino e la Santa Sede corre il rischio di dare ancora più legittimità a questi comportamenti.

Ancora sulla persecuzione

Si occupa della intensificazione delle misure verso religione anche il “Macau Daily Times” di Macao, Cina, del 14 settembre con un articolo dal titolo “Religious crackdown endangering goal of ‘harmonius’ China, say analists” in cui la giornalista Lynzy Valles intervista Padre Franz Gassner, teologo della University of Saint Joseph, il commentatore politico Larry So e il sottoscritto. Ho fatto notare, come suggerito da altre parti, che queste reazioni contro la religione potrebbero segnalare una paura per il grande risveglio religioso in Cina.




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Fonte: Marco Tosatti – Stilum Curiae